Così la mafia al nord allungava i tentacoli
A Reggio la cosca Grande Aracri padrona della provincia: tra gli arrestati anche il padre del calciatore Iaquinta e il consigliere FI Giuseppe Pagliani
Gli investigatori – nell’inchiesta coordinata da Alfonso e dal sostituto procuratore Marco Mescolini, che dalla fine del 2010 indagano – hanno identificato in Reggio il centro della mafia in Emilia Romagna.
Lo dicono i nomi e lo dicono i numeri.
Sei capi promotori, a cui fa riferimento una specifica zona: sono Nicolino Sarcone 49 anni residente a Bibbiano - già colpito lo scorso mese di settembre assieme ai fratelli Giuseppe, Gianluigi e Carmine da un sequestro preventivo di beni da oltre 5 milioni di euro su iniziativa dei carabinieri e ancora della Dda – a cui compete la zona di Reggio; Michele Bolognino 48 anni “competente” per Parma e la Bassa reggiana; Alfonso Diletto – per il quale la procura di Reggio aveva già chiesto la sorveglianza speciale, ora inviata per competenza alla procura antimafia – capo promotore della Bassa reggiana; Francesco Lamanna “titolare” su Piacenza, Antonio Gualtieri su Piacenza e Reggio e Romolo Villirillo su tutte le zone e per il loro collegamento.
Ma la Dda ha individuato altre figure “cardine”, in raccordo operativo fra i capi: sono Giuseppe Giglio e Salvatore Cappa legati a Bolognino; e sono Gaetano Blasco e Antonio Valerio direttamente con Nicolino Sarcone. Per tutti, ieri notte, è scattata l’ordinanza di custodia in carcere.
Ci sono poi Antonio Silipo, Agostino Donato Clausi, Karima Baachaoui, Moncef Baacahoui, Eugenio Sergio, Carmine Belfiore, Gianni Floro Vito, Sergio Bolognino, Vincenzo Mancuso, Salvatore Gerace, Luigi Serio, Francesco Lomonaco, Giulio Giglio, Giuseppe Pallone, Roberto Turrà, Gianluigi Sarcone, Palmo Vertinelli Mario Vulcano, Pasquale Riillo, Francesco Gullà, Salvatore Lerose, Francesco Frontera, Antonio Muto (classe 1971), Graziano Schirone, Selvino Floro Vito, Richichi Giuseppe, Pasquale Battaglia, Pasquale Brescia, Maurizio Cavedo, Michele Colacino, Antonio Crivaro, Antonio Floro Vito, Giuseppe Iaquinta, Franceso Lepera, Alfonso Martino, Domenico Mesiano, Antonio Muto (classe 1955), Salvatore Muto, Alfonso Paolini, Pierino Vetere, Rosario Vetere, Francesco Amato, Alfredo Amato, Gabriele Valerioti, Antonio Muto (classe 1978).
Una lunga lista di nomi – molti i residenti a Reggio – dai quali non può non spiccare quello dell’imprenditore edile Giuseppe Iaquinta di Reggiolo, anche lui arrestato: è il padre dell’ex calciatore azzurro Vincenzo, era già finito nell’occhio del ciclone per le interdittive firmate dall’ex prefetto di Reggio Antonella De Miro, che denunciava le sue frequentazioni. Di tutti i fratelli Sarcone, non tutti arrestati. E di Palmo Vertinelli colpito pochi giorni fa da un sequestro di beni da 10 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta della Guarda di finanza coordinata dalla procura di Reggio. Ma quando i carabinieri ieri notte lo sono andati a cercare a casa non lo hanno trovato.
Così come è noto il nome di Pasquale Brescia: titolare del locale di Gaida “Antichi sapori”, finito al centro della cronaca per aver ospitato la cena nel marzo 2013 di imprenditori edili cutresi “preoccupati” dalla serie di interdittive antimafia emesse dal prefetto De Miro. In quell’occasione, erano presenti tra gli altri anche Nicolino Sarcone e i fratelli. Un appuntamento che non passò inosservato agli occhi dei carabinieri dell’Arma di Reggio, che già stavano collaborando all’importante operazione di ieri e dalla quale scaturirono provvedimenti interdittivi.
A quella cena era presente anche Giuseppe Pagliani, avvocato di Arceto di Scandiano e allora capogruppo del Pdl in consiglio provinciale, nonché vice coordinatore vicario proviciale del partito (oggi è consigliere a Reggio per Forza Italia). Ieri nel cuore della notte, i carabinieri hanno bussato anche alla sua porta per arrestarlo. Ed è la notizia che più, forse, chocca Reggio.
Ma l’associazione ’ndranghetista, era arrivata anche alle forze dell’ordine. Che, ha spiegato Alfonso, «purtorppo hanno favorito l’organizzazione». L’arresto, in quest’ambito, più clamoroso è quello del poliziotto Domenico Mesiano, 42enne originario di Catanzaro: a lungo autista dell’ex questore di Reggio Domenico Savi.
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