Difendeva il clan in tv: giornalista in carcere
Il modenese Marco Gibertini, 49 anni, accusato concorso esterno in associazione mafiosa
C'è anche un giornalista modenese fra gli arrestati dell'inchiesta sulla ’ndrangheta in Emilia: è Marco Gibertini, non nuovo a guai con la giustizia (qualche mese fa è stato arrestato per frode fiscale) e volto noto dell’emittente Telereggio. Per lui l'accusa è concorso esterno in associazione mafiosa e, secondo quanto emerso nel corso delle indagini della Dda, avrebbe dato una mano agli affiliati della cosca emiliana facendoli andare in tv e sui giornali per mettersi in buona luce, soprattutto dopo che erano arrivate numerose misure interdittive antimafia disposte dal prefetto di Reggio Emilia e dopo il polverone che si era sollevato, nell'autunno del 2012, relativamente alla “famosa” cena tra alcuni appartenenti alla cosca e il capogruppo del Pdl, Giuseppe Pagliani (cena in cui furono poste le basi per una campagna pubblica di contrasto all'azione del prefetto). Gibertini dedicò a questo avvenimento una puntata della trasmissione che conduceva sull'emittente, “Poke balle”, intitolandola “La cena delle beffe”, con lo scopo di dare la parola agli accusati in modo che si potessero difendere. In particolare venne intervistato Gianluigi Sarcone (arrestato per associazione mafiosa). Non solo, Gibertini è accusato anche di aver “messo a disposizione degli affiliati i suoi rapporti politici, imprenditoriali e del mondo della stampa a tutti i livelli”.
Tra le altre cose, il giornalista modenese fece ottenere un articolo e un'intervista sulle pagine del “Resto del Carlino” a Nicolino Sarcone, pubblicata il 3 febbraio 2013, pochi giorni dopo la sentenza di condanna a otto anni per estorsione e associazione di stampo mafioso; intervista in cui Sarcone si difendeva dicendo che quello dei giudici era un errore.
Gibertini, poi, avrebbe procurato “clienti” agli affiliati alla cosca 'ndranghetista facendo loro pubblicità positiva circa la loro attività di recupero crediti: ai suoi conoscenti, Gibertini raccomandava Nicolino Sarcone come “riferimento sicuro e di grande capacità di successo”. Secondo gli investigatori, il giornalista indirizzò nelle mani della cosca anche diversi imprenditori che sono poi diventati vittime di estorsione da parte del gruppo, “consentendo così il sempre maggior radicamento dell'associazione nel territorio reggiano e la sua espansione in tutta la regione”.
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