È l’atto finale di una serie di inchieste
Gli intrecci criminali già svelati dalle denunce di Giovanni Tizian e dagli articoli di Espresso e Gazzetta
L’operazione “Aemilia” è la seconda più imponente azione organizzata in Italia contro la ’ndrangheta. Ma è anche l’atto finale di altre quattro inchieste propedeutiche a stroncare la locale Grande Aracri. La Dda di Bologna si era occupata di malavita e infiltrazioni sia nell’operazione “Grande Drago” che con “Edilpiovra” mentre la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro aveva portato in tribunale decine di indagati grazie ai maxi-blitz “Scacco Matto” e “Pandora”. Tutte inchieste di cui la Gazzetta aveva raccontato dettagli e sfaccettature in grado di circoscrivere l’influenza della malavita calabrese nelle nostre terre. In particolare era stato Giovanni Tizian a svelare i retroscena di quelle ingerenze e quell’affarismo di cui la provincia è impregnata. Lo aveva fatto con numerose inchieste pubblicate dal nostro giornale e ancora più approfonditamente con i suoi pezzi su “L’Espresso”.
Era i 2 febbraio 2012, il terremoto doveva ancora arrivare, ma la Gazzetta titolava “Modena, così la ’ndrangheta organizza gli affari nella nostra provincia” e meno di un anno dopo sul settimanale usciva un altro pezzo in cui denunciava l’affarismo malavitoso sul business della rimozione delle macerie post-sisma, ovviamente guidato dalle famiglie calabresi.
Ma Tizian ha articolato, usando sempre le carte dei processi, anche un libro di grande valore qual è “Gotica: Gotica. 'Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”. Si parla di voto di scambio, corruzione elettorale, acquisizione societarie tramite usura, pizzo camuffato da servizi alle imprese, droga, incendi e minacce, in sostanza tutto quello che sta dietro all’operazione “Aemilia”.
Ma anche la Gazzetta ha contribuito a svelare le trame che si annidavano nella Bassa terremotata. Le esclusioni dalla white list dei Bianchini, le motivazioni che già avanzavano il rischio di possibili infiltrazioni, i problemi legati allo smaltimento dell’amianto, i ritrovamenti nei cantieri delle scuole. E ancora gli appalti dubbi vinti a Finale, le denunce delle opposizioni nei consigli comunali e i primi passi mossi dagli investigatori locali. A testimoniare questa attenzione ci sono anche le pagine dell’inchiesta, coordinata dal Procuratore Capo Roberto Alfonso e dal Sostituto Marco Mescolini, in cui la Gazzetta viene citata più volte quale organo che evidenzia situazioni sospette. (fd)
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