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Il sindaco di Mantova indagato per un maxi progetto edilizio

Il sindaco di Mantova indagato per un maxi progetto edilizio

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«Sono serenissimo». È l'unico commento filtrato dal sindaco di Mantova, Nicola Sodano,che risulta indagato.

In contemporanea con il blitz coordinato dalla procura antimafia bolognese, all’alba è scattata anche l’operazione gemella della costola della neocostituita Dia di Brescia: un’indagine condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Mantova, partita da episodi di estorsione aggravata dal metodo e dalla finalità mafiosa e giunta a delineare il profilo della cosca infiltrata nel tessuto economico di Mantova e Cremona e negli apparati istituzionali del Comune di Mantova.

Un esordio con il botto, questo della Dia bresciana, che sta provocando il terremoto in città: il sindaco di Mantova, Nicola Sodano risulta indagato per corruzione. Ieri mattina è stato prelevato dai carabinieri nella sua abitazione e portato negli uffici di via Roma, che sono stati sottoposti a perquisizione. Sodano è stato sentito fino alle 17. In stato di fermo l’imprenditore cutrese Antonio Muto, 53 anni, da anni trapiantato a Curtatone, e un altro imprenditore cutrese , Giuseppe Lo Prete, di 59 anni, residente a Borgo Virgilio. Fulcro delle indagini, l’operazione Lagocastello di Mantova con la quale Muto intendeva costruire un quartiere al tempo della giunta Burchiellaro. Un progetto poi fermato grazie agli esposti dell’ex sindaco Fiorenza Brioni. Sodano dal punto di vista amministrativo non lo avallò mai, ma nel novembre del 2012 quando il Pd chiese di scrivere nero su bianco sul Pgtr il no a Lagocastello, il sindaco votò contro alla mozione che comunque passò. E proprio sui documenti di Lagocastello si sono concentrate le attenzioni degli investigatori, che ieri hanno prelevato chili di faldoni del periodo 2011-2012. Alle 13 una pattuglia dei carabinieri è andata anche negli uffici dell’impresa edile di Muto a Levata per prelevare altri documenti,

Secondo l’ìpotesi degli investigatori, su questa vicenda ci sarebbero stati reati di estorsione e corruzione in atti giudiziari, perpetrati attraverso minacce e utilizzo di metodi tipicamente mafiosi. Le indagini patrimoniali della Dia di Brescia hanno portato al sequestro di 78 appartamenti e di 106 unità immobiliari (garage e box doppi), di 5 capannoni industriali e di 15 terreni per un valore storico dichiarato, estremamente prudenziale, di oltre 20 milioni di euro. Sono state sequestrate anche 27 società di capitali, edili o della logistica, compresi i crediti, i beni strumentali e le altre attività il cui valore non è possibile al momento quantificare. Oltre a Muto e Lo Prete, sono in stato di fermo altri imprenditori indagati per associazione mafiosa e un professionista con studio a Crotone e a Reggio Emilia. I fermi sono in attesa di convalida da parte del Gip. Ma non è tutto: il sindaco di Mantova risulterebbe anche indagato per altri reati contro la pubblica amministrazione.

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