Gazzetta di Modena

Modena

L’ultimo volo dell’Aquila Nera

Saracinesche abbassate anche per lo storico bar cittadino in viale Muratori

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Ammaina la bandiera anche un altro storico locale modenese che nell’ultimo quinquennio aveva già perso da tempo il ruolo di faro nella notte.

Per nottambuli e “biassanòt”, come ancora li chiamano i vecchi modenesi, l’ Aquila Nera era un punto di ritrovo per chi cercava dopo la mezzanotte un caffè caldo o qualcuno con cui chiacchierare. Estate o inverno era diventato un punto di riferimento a qualsiasi ora,

Anni fa aveva anche cambiato nome, diventando “Black Eagle”, traducendo l’insegna in inglese e prendendo a stemma un aquilotto che da lontano ricordava lo stemma di Armani. Altri tempi. Oggi il locale è definitivamente chiuso, le vetrine sono state ricoperte proprio per evitare equivoci. Il nome Aquila Nera sino a tre anni fa era rimasto patrimonio di un panificio che serviva tutto il quartiere e le zone vicine tra i viali, il Gallo e la zona di via Sigonio.

Il successo era tale che bisognava prendere il numero per farsi servire. Poi anche lì un cambio di marcia : al suo posto ha aperto la Pizzeria Ghirlandina, che sforna “Margherite” e “Quattro Stagioni” al posto di sfilatini e pagnottine. Ma il ricordo della Vecchia Aquila Nera è ancora vivo per generazioni di modenesi.

Le pattuglie di servizio di carabinieri, poliziotti o i vigilantes, i medici che rientravano dopo i turni e tanti altri professionisti della notte avevano un approdo sicuro.

Poi, complice la crisi, una serie di cambi di gestione avevano ridotto l’operatività del locale che dal 2012 aveva affrontato gli ultimi cambi societari. E dire che l’ Aquila Nera aveva alle spalle un passato glorioso. Già nell’800 l’osteria che portava quel nome era fiorente in via Balugola, a due passi da largo Torti e corso Canalchiaro, nel cuore storico della città. Si diceva che prendesse origine dallo stemma della casata dei Balugoli, signori feudali dell’Appennino e che qui avevano il loro palazzo di città per essere presenti a corte con gli Estensi. Ma quel palazzo è stato rifatto nell’ultimo dopoguerra e solo il portale di cotto era stato risparmiato. Nel 1950 era rimasta solo l’insegna, all’interno di un locale che aveva cambiato destinazione, poi si è persa anche la memoria della vecchia locanda. Ma la sistemazione all’entrata della città, come la vicina Osteria del Gallo sulla via Giardini, era rimasta ed era diventata proverbiale per indicare una di Modena. Vedremo ora se ci sarà qualcuno in grado di rilanciare il blasone ma soprattutto la tradizione dell’ospitalità del locale.

Saverio Cioce

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