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«Se i magistrati vogliono mi faccio interrogare»

«Se i magistrati vogliono mi faccio interrogare»

Finale. Il sindaco Ferioli: «Sono fiducioso». Ma gli contestano l’omesso controllo Le denunce dei consiglieri Boetti e Poletti finiscono nel faldone dell’inchiesta

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FINALE. “In attesa di conoscere nel dettaglio le imputazioni che vengono rivolte a un dipendente della nostra amministrazione, la Giunta comunale esprime la massima fiducia nell’operato degli inquirenti e - unitamente a tutto il personale - si mette a completa disposizione degli investigatori per arrivare a fare la massima chiarezza sull'intera vicenda nel minor tempo possibile”. Con un comunicato stringato il sindaco Fernando Ferioli scarica di fatto Giulio Gerrini - ha detto a più riprese in consiglio comunale che i dirigenti sono responsabili delle loro azioni - e si mantiene vigile sull’evolversi delle indagini.

Intanto però l’opposizione può esultare dal momento che anche l’ordinanza dei magistrati cita a più riprese le denunce circostanziate fatte dal consigliere Maurizio Boetti e l’esposto del collega Poletti. Perché è innegabile che la continua opera di pressing sui Lavori Pubblici ha portato a galla diverse irregolarità operative, ora diventate un pilastro dell’indagine contro Gerrini. Ma anche in municipio la scioltezza con cui il geometra agiva non piaceva a tutti. Alcuni dirigenti parigrado lo avevano segnalato al sindaco, che a sua volta però ha dato fiducia a colui che gli è stato immediatamente vicino dopo il terremoto: il tecnico ha assunto una tale libertà operativa fino ad essere definito un “centro monocrativo di potere in diretta ed esclusiva relazione col Ferioli”. E nelle informative la posizione del sindaco è piuttosto criticata perché Gerrini è “soggetto profondamente inserito nelle dinamiche politico-istituzionali locali, in ottimi rapporti con il sindaco di Finale, che da parte sua ha omesso in più occasioni di effettuare i doverosi controlli sulla trasparenza dell’azione del funzionario”.

Ferioli sarà inevitabilmente ascoltato come persona informata sui fatti, ma nel frattempo i computer in uso al geometra sono stati sequestrati e in municipio c’è aria di maretta. Le dimissioni del vice Daniele Monari erano collegate anche allo spazio operativo che Gerrini si era conquistato, ma altri collaboratori del sindaco avevano già avanzato diverse perplessità. A poco più di un anno dalle elezioni l’ennesimo tsunami si abbatte su una giunta che vive da sempre nel mare agitato. Nell’inchiesta si parla infatti anche dell’assessore Angelo d’Aiello, figura sfumata, ma che viene intercettato più volte mentre conversa con Augusto Bianchini e Gerrini soprattutto per le vicende che riguardano il ritrovamento di amianto in paese. E a lui vuole rivolgersi Alessandro Bianchini per una comunicazione che il padre blocca. “In via preliminare - continuano gli inquirenti - giova ricordare che la Bianchini, in particolare attraverso la figura di Augusto, non soltanto ha intrattenuto consapevolmente stretti rapporti con affiliati della cellula criminale ’ndranghetista, ma gode di ottime relazioni con l’amministrazione comunale”. (fd)

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