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Tra le carte dell’inchiesta spunta il nome di un monsignore

Spunta un monsignore, residente in Vaticano, nell’inchiesta sulla cosca crotonese guidata da Nicolino Grande Aracri. È a lui che alcune persone vicine al clan si sarebbero rivolte per ottenere il...

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Spunta un monsignore, residente in Vaticano, nell’inchiesta sulla cosca crotonese guidata da Nicolino Grande Aracri. È a lui che alcune persone vicine al clan si sarebbero rivolte per ottenere il trasferimento di un detenuto della cosca da un carcere del centronord ad una struttura calabrese. A riferire il particolare dell'indagine è stato il procuratore capo di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo. Secondo quanto ricostruito, il monsignore, del quale non è stata resa l'identità e che al momento non risulta indagato, si sarebbe impegnato in prima persona per tentare di ottenere il trasferimento del detenuto, cosa che però non è mai avvenuta. «Non sappiamo se ci fosse nel monsignore la consapevolezza delle persone che aveva di fronte» ha detto il procuratore Lombardo. In ogni caso, sono in corso ulteriori accertamenti nei confronti del presule che, è stato spiegato, «fa parte delle alte sfere ecclesiastiche». A gestire i rapporti con il presule sarebbero state «terze persone estranee apparentemente alla cosca».

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