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IL CASO

Mirandola, avvocato assolto dopo 15 anni

Mirandola, avvocato assolto dopo 15 anni

Era stato condannato per aver minacciato due bimbi nell’inchiesta pedofili. Ma era un’invenzione

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MIRANDOLA. Assolto dopo 15 anni di estenuante attesa. Assolto dopo essere stato frettolosamente condannato a Modena. Si è chiusa ieri a Bologna l’odissea giudiziaria di un conosciuto avvocato residente a Carpi. Il professionista, da tutti stimato quale persona corretta, era imputato di violenza privata e favoreggiamento, anche lui travolto dall’inchiesta sui presunti pedofili della Bassa. Inchiesta che, dopo tante assoluzioni, alcune purtroppo tardive, ora perde un altro dei suoi pezzi che più avevano fatto scalpore. L’avvocato infatti era stato condannato per essere l’orco che - approfittando di un fuggevole istante - era riuscito durante l’audizione protetta di due bambini a minacciarli. E a a minacciare un male ingiusto, compreso il licenziamento, per le assistenti sociali che tenevano in piedi l’inchiesta pedofili, con il loro lavoro. In sostanza, secondo l’accusa, il legale stava assistendo alla audizione protetta dei bambini che dovevano svelare in forme corrette e protette gli abusi cimiteriali e i riti satanici avvenuti nella Bassa, dopo averli svelati alle assistenti sociali che li seguivano.

L’audizione avveniva a Mirandola con l’esame da parte di un giudice del bambino, e con tutti gli altri - in particolare gli accusati o i loro legali - ad ascoltare, nascosti dietro un vetro.

Ecco, non si sa come ma uno dei bambini avrebbe riferito che il legale - che era l’avvocato di fiducia di Delfino Covezzi e Lorena Morselli, genitori dei bambini - lo aveva minacciato di non accusare i genitori. Pena i variegati mali, anche per le assistenti sociali. In un battibaleno questa panzana è diventata un procedimento penale.

A Modena, dove sperava di chiudere la questione con un pocesso a rito abbreviato, il legale era stato condannato a sei mesi di reclusione. Moralmente colpito e affranto, si era fatto da parte, lasciando il compito di difendere i coniugi Covezzi ad altri colleghi.

E ha atteso tutti questi anni, ha atteso la conclusione dell’altrettanto infinito procedimento penale a carico dei coniugi Delfino e Lorena (uno deceduto, l’altra costretta a vivere in Francia). Come noto, dopo quattro processi i coniugi Covezzi sono stati definitivamente scagionati.

E conseguentemente doveva accadere al loro legale. Così ieri presso la Corte di appello di Bologna si è svolto il processo, in quanto l’avvocato ha voluto deliberatamente rinunciare alla cosiddetta prescrizione, chiedendo una prununcia non ambigua della Giustizia.

A chiedere l’assoluzione la stessa Procura Generale, oltre all’avvocato Pierfrancesco Rossi, che lo difendeva. E il collegio, presieduto dalla dottoressa Scaramuzzino, si è pronunciato così: «Assoluzione perchè i fatti non sussistono». All’epoca della condanna l’avvocato aveva dovuto versare una provvisionale di 20mila euro all’Ausl, che rappresentava i bimbi e le assistenti minacciate. Ora il legale dovrà intentare una causa civile, per riavere i suoi soldi.

Alberto Setti

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