Il Presepe Itinerante fa rotta sull’Expo
È tornato a Pavullo e resterà visibile fino a domenica. Padre Sebastiano e Giuseppe Ricci: «Interessa»
PAVULLO. È tornato a Pavullo, per concludere lì dov'è nato il suo cammino natalizio in un anno molto speciale. In occasione del 25° della caduta del muro di Berlino infatti, il Presepe Itinerante ideato da padre Sebastiano Bernardini sull'onda dell'evento che cambiò l'Europa, è stato sottoposto a un restyling. Presentato nella sua veste rinnovata a Papa Francesco il 3 dicembre, ha girato in queste settimane tutta Italia per approdare ora sul sagrato della chiesa di San Bartolomeo, dove rimarrà fino a domenica per poi ritornare in garage. Ed ha così potuto ritrovare il suo "papà", l'artista pavullese Giuseppe Ricci che l'ha costruito pezzo su pezzo, dando corpo all'idea del vulcanico frate. «È sempre un'emozione rivederlo – osserva – e pensare a tutto quello che è stato fatto insieme». Inaugurato il 16 dicembre 1992 da Giovanni Paolo II, il presepe cominciò subito con un viaggio nell'ex Jugoslavia martoriata dalla guerra per portare un segno del Natale e aiuti umanitari. Da lì, innumerevoli altre tappe per l'Italia e l'Europa. La prima idea era quella di costruirlo su un vagone treno e farlo passare per le stazioni, poi si optò per il tir per permettergli di raggiungere qualsiasi angolo grazie ai volontari di Rock No War. Il camion venne donato dalla Fiat-Iveco, e il rimorchio fu attrezzato da Vignolcar e F.lli Giuliani per la realizzazione materiale resa possibile dalla ceramica Mirage, con la fondamentale assistenza tecnica di Franco Fontani (Tecnoeffe) e Romano Ghinelli (Unimec). Ma l'arte ce la mise tutta lui, Ricci, che per l'anniversario ha arricchito la rappresentazione: «Il paesaggio che prima raffigurava solo il Frignano – spiega – ha assunto una connotazione più simbolica con l'inserimento della basilica di Assisi e dello stesso San Francesco, colui che ha inventato il presepe. Così abbiamo voluto anche rendere omaggio al Papa». Poi c'è stato un importante intervento tecnico: «Il sistema elettrico è stato completamente rifatto, adesso tutto funziona a ciclo continuo senza alcun problema. Nel '92 avevamo fatto con quel che avevamo, del resto nessuno si aspettava che il presepe sarebbe durato tanto». «Pensavo anch'io che fosse arrivato ormai il momento di chiudere – confessa padre Sebastiano – poi i ragazzi ci si son buttati con così tanta passione che adesso è più bello di prima. E continua ad essere richiesto, vorrebbero che lo portassimo anche in Ucraina. Intanto, abbiamo il sogno di vederlo a Milano per l'Expo. Se è dedicato al cibo, il presepe ci sta benissimo perché Gesù è nato a Betlemme, che significa "città del pane" o "della carne". E per chi crede, si è fatto cibo per noi».
Daniele Montanari
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