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Le scosse e le risate «Crollano capannoni Facciamo 4 società»

di Francesco Dondi
Le scosse e le risate «Crollano capannoni Facciamo 4 società»

29 maggio: due malavitosi pensano subito a fare soldi «Andiamo subito a vedere, sono già arrivati i cutresi»

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Gaetano Blasco e Antonio Valerio sono due degli “organizzatori” del clan in Emilia. Sono loro che ridono subito dopo le scosse di terremoto del 29 maggio. Ecco l’intercettazione registrata dai carabinieri che tanto ha indignato chi ha vissuto il sisma, ha perso familiari, la casa, il lavoro.

Blasco: «L’hai sentita l’altra scossa?!». E giù risate.

Valerio: «Non l’ho sentita allora? Sono andato via di casa. È caduto un capannone a Mirandola».

Blasco: «Ah».

Valerio: «Vediamo di tenerci buono a Claudio... vedi...».

Blasco: «Dai che andiamo a lavorare, ah si comincia a fare il giro. È a tutt’andare il lavoro là... a Carpi, pure fino a Cavezzo».

Valerio: «Ah no! A Cavezzo un caseificio è da buttare giù».

Blasco: «Eh, secondo me le strutture tutte in legno ora eh? Tutte di legno».

Valerio: «Comunque ce ne sono dei disastri là... dei capannoni scassati in terra, che ora... dice che ora stanno facendo una proposta di fare tutto di legno Gaetà».

Blasco: «Magari, magari».

Valerio: «Dobbiamo preparare tutte le società, dobbiamo preparare... quattro società sicure».

Blasco: «Secondo me dobbiamo iniziare a lavorare... già un paio di cutresi sono andati prima di noi eh! Che noi parliamo e quelli fanno».

Ridono gli ndranghetisti, a loro non interessa il disastro che oltre 100mila persone stanno vivendo nella Bassa. Pensano ai soldi, ma soprattutto dimostrano una capacità organizzativa elaborata nel tempo. Sanno già quello che devono fare (“aprire quattro società sicure”) per attivarsi nel campo della ricostruzione. Hanno già dei contatti sicuri, come quel Claudio citato. Non si sa chi possa essere, o meglio gli inquirenti non lo indagano, ma dalla lettura delle carte emerge come sia Blasco che Valerio frequentino spesso la Bassa e abbiano diversi contatti con alcuni professionisti della zona fin dagli anni precedenti al sisma.

Per il Gip Alberto Ziroldi “la 'Ndrangheta arriva prima dei soccorsi, o comunque in contemporanea”. Una conclusione precisa, sostanziata proprio dai programmi che Blasco e Valerio stabiliscono. “Si comincia a fare il giro”, dicono. Perché - è giusto specificarlo - quest’intercettazione risale al 29 maggio, poche ore dopo il cataclisma, quando la stragrande maggioranza dei cittadini avevano ancora i telefoni senza rete e le comunicazioni erano pressoché impossibili. Ma i due malavitosi riescono a parlarsi e a progettare il futuro, magari buttandosi nel business del legno, mondo ancora inesplorato nella Bassa.

C’è qualcosa che però inquieta Blasco, “sicuramente organico alla cellula criminale emiliana”, e Valerio, “costantemente coinvolto in illecite attività economiche”. E non si tratta dei timori delle forze dell’ordine o della forza della natura. Loro hanno paura di arrivare secondi sui cantieri della ricostruzione. A intimorirli non sono comunque gli altri imprenditori emiliani, bensì i loro affiliati calabresi, quelli che vengono da Cutro, che rispondono ai Grande Aracri come loro, ma che non sono abituati a parlare troppo.

Quel “che noi parliamo e loro fanno” sembra quasi una definitiva scissione operativa della famiglia. Come spiega la Direzione Distrettuale Antimafia, infatti, la locale emiliana gode di autonomia rispetta alla casa madre calabrese pur mantenendo un contatto diretto. Ebbene, Blasco e Valerio sembrano quasi essersi adeguati al modo di vivere emiliano dove le chiacchiere anticipano ogni chiusura d’affare. Sono imprenditori veri, che tengono all’aspetto mediatico al contrario dei calabresi, lavoratori silenziosi.

francescodondi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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