Rinviato a giudizio a Modena per l’amianto
Tre inchieste che si intersecano sullo smaltimento illecito. La moglie: «Così andiamo nella merda»
Il 31 marzo si terrà in tribunale a Modena il processo a carico di Augusto Bianchini, per lo smaltimento illecito dell’amianto nel modenese. Una storia nella storia, con le stesse carte che sono state vagliate da tre Procure diverse, con risultati non così coerenti.
Perchè la Procura di Reggio, dopo che l’amianto la ditta Bianchini lo aveva collocato anche sotto le nuove scuole in costruzione di Reggiolo, ha archiviato il caso, dando per buona la giustificazione di Bianchini, ovvero che non sapesse di disseminare amianto e di avere una certificazione di chi gli aveva passato gli inerti, che quello non era amianto.
Tramite i suoi legali, Bianchini nei giorni scorsi aveva diramato un appello, chiedendo che Modena - l’indagine è stata seguita dal sostituto procuratore Claudia Natalini - seguisse la decisione di Reggio, archiviando.
Ma la decisione a Modena è stata diversa: il processo si farà. In questo caso l’accusa resta solo di avere disseminato l’amianto. La cosa si è ulteriormente articolta con le indagini della Direzione investigativa Antimafia che, disponendo delle intercettazioni, di fatto smonta la tesi della contaminazione “all’insaputa” dell’imprenditore.
Per la Dda, non solo Bianchini sapeva (come nei casi della Phoenix di San Felice e dell’amianto messo sotto la tangenziale di Sermide), ma c’è stata anche una “contaminazione” con il ramo mafioso dell’inchiesta, perchè a San Felice Bianchini ha chiamato a cementare l’amianto uno degli operai che gli aveva fornito l’esponente del clan. Operaio poi premiato con il pagamento di circa 200 ore di straordinario. L’illecito ambientale anche per i giudici bolognesi non assurge a livello mafioso, restando contravvenzionale.
Ma è del tutto logico che nel processo di marzo finiranno per confluire da una parte la archiviazione di Reggio (la porterà la difesa di Bianchini) e dall’altra tutta l’inchiesta di Bologna, che va nella direzione opposta, soprattutto sotto l’aspetto del dolo.
E che da’altra parte i Bianchini fossero consapevoli lo attestano le intercettazioni ambientali, come quella in cui la moglie lamenta con Augusto la brutta piega che ha preso la situazione: «RTutti lavori - dice in dialetto riferendosi all’amianto e agli accordi con il clan (Bolognino) che non vanno mica bene».
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