Aism, senza servizio civile la sede è a rischio chiusura
L’appello dell’associazione: «Questi ragazzi permettono di mantenere il servizio» Sono ottantasette i soci seguiti dai volontari, un terzo con frequenza settimanale
Ottantasette soci, un terzo dei quali seguiti settimanalmente dal gruppo di volontari dell'associazione, fanno di Aism Sassuolo una delle associazione più impegnate da tempo in città. Tantissimi i servizi che presta: assistenza domiciliare, trasporto dei malati alle visite, aiuto alle famiglie per acquisto medicinali ma anche per fare la spesa o recarsi negli uffici pubblici. A questo prestano servizio due giovani in “servizio civile” ed il gruppo storico di volontariato. Fondata nel 1980 da Elena Della Casa, che si occupava in particolare di ricerca, l'Aism di Sassuolo ha avuto un deciso impulso a partire dal 1990, quando arrivarono alcune donne che fecero subito gruppo e rilanciarono le iniziative, con particolare attenzione al trasporto degli ammalati e ad alleviare il carico psicologico e fisico dei familiari. Da decenni la responsabile del gruppo è Franca Montelaghi, mentre la coordinatrice è Annarella Anderlini.
«L'associazione va avanti bene – afferma Montelaghi – anche se ci sono pochi soldi a disposizione ed il Comune da un paio d'anni non ci rimborsa più i 3000 euro per il carburante. Quello che maggiormente ci preoccupa, però, è lo Stato. Per lunghi tratti, infatti, vengono a mancare due ragazzi del servizio civile e se questo dovesse succedere anche quest'anno, a giugno saremo costretti a chiudere la sede ed accorparci a Modena».
Attualmente, come detto, ai trasporti ed alla assistenza domiciliare pensano soprattutto queste due figure maschili, in genere due giovani con un forte bagaglio di sentimenti, che svolgono con dedizione la parte a loro riservata. «Non abbiamo soverchi problemi di sede e di sovvenzioni – continua la responsabile – perché quello che abbiamo in via 28 settembre è un luogo che ci basta per le piccole attività esterne che riusciamo a far svolgere ai nostri malti. Abbiamo molte iniziative collaterali che ci consentono di introitare dei fondi, oltre a qualche donazione e questo ci basta». Le iniziative pubbliche sono quelle legate alla vendita di gnocco in centro, vendita delle mele nelle domeniche di fiere e vendita dei fiori in primavera. Anche se non è ancora spenta la popolarità rggiunta negli Anni Novanta, quando l'associazione si inserì nel vuoto organizztivo del “Carnevale di Rometta”, organizzando per alcuni anni la kermesse cittadina. C'è anche qualche problema con le famiglie. «Devo ammettere – conclude Montelaghi - che molte famiglie non accettano di far uscire i propri figli e su questo dobbiamo fare pressione, a puro beneficio degli ammalati stessi. Ed è verso costoro che vengono indirizzate tutte le nostre iniziative ed i nostri sforzi».
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