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operazione aemilia

La rete non è chiusa: altri 100 sott’inchiesta

di Francesco Dondi
La rete non è chiusa: altri 100 sott’inchiesta

Accertamenti in corso, anche dopo le perquisizioni, su persone già coinvolte Si tratta di nomi presenti nelle carte ma per i quali non è necessario l’arresto

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Il romanzo criminale non è arrivato all’ultima pagina. La rete calata dagli investigatori martedì notte è soltanto il primo atto di una battuta di pesca che presto ricomincerà. Un po’ come avvenuto nello tsunami che si è abbattuto su Roma, il mondo di mezzo emiliano non ha ancora finito di pagare per quelle infiltrazioni di ’ndrangheta, che come una metastasi si è allargata nel corpo sano. Lo hanno lasciato intendere da subito i vertici della Direzione distrettuale Antimafia quando, illustrando l’operazione “Aemilia”, hanno parlato di 300 indagati. Centosette sono stati arrestati, per altri 96 non sono state autorizzate le misure cautelari, ma sono direttamente coinvolte ed inserite nelle quasi 1300 pagine di informativa, firmata dal giudice per le indagini preliminari, Alberto Ziroldi.

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All’appello quindi mancano un centinaio di persone per le quali sono stati disposti ulteriori accertamenti. Il procuratore capo Roberto Alfonso ed il pubblico ministero Marco Mescolini, descritto come un grande professionista che da subito si è gettato a capofitto nel coordinamento delle indagini, hanno infatti chiesto di andare fino in fondo ad un’operazione clamorosa, ma di cui ancora non ha preso reale coscienza. Basterebbe fare un giro nei paesi e raccogliere le valutazioni di diversi cittadini per avere il sentore di come la ’ndrangheta sia percepita come lontana, relegata alla Calabria, non certo quella macchina da soldi (illeciti) che cerca di intromettersi in ogni ambito degli appalti e della vita civica.

Ecco perché “Aemilia” potrebbe avere, a breve termine, ulteriori risvolti che riguardano quel centinaio di persone escluse dal dispositivo di arresto. Soggetti quindi già coinvolti nell’informativa generale e che potrebbero essere presto ascoltati quantomeno come persone informate sui fatti. E non è detto che verranno in futuro arrestate, anzi proprio incontrando gli inquirenti potrebbero chiarire le zone d’ombra emerse nel provvedimento generale.

È il caso, ad esempio, dei familiari di alcuni arrestati che hanno una posizione talmente marginale da non necessitare un provvedimento restrittivo. Oppure dei tanti politici citati nell’inchiesta, ma che non risultano neppure indagati pur avendo avuto diversi contatti con gli arrestati.

E poi c’è il nuovo filone di inchiesta aperto subito dopo le perquisizioni portate a termine tra martedì notte e mercoledì. Nelle case e negli uffici dei fermati, infatti, è stato trovato diverso materiale che potrebbe garantire un ulteriore allargamento dell’inchiesta. Documenti sensibili ed interessanti, che andranno vagliati nel dettaglio così come saranno analizzati con la lente di ingrandimento le migliaia di appalti pubblici collegati alla ricostruzione post-terremoto. Perché è lì che la ’ndrangheta è arrivata per prima - ancor prima dei soccorsi - per iniziare a programmare e progettare l’improvviso business.

@francescodondi

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