Via Vignolese, il problema è la sicurezza
Parlano i negozianti: «Tornassimo indietro faremmo altro. La burocrazia è troppa, non si vende più niente e si rischia»
Più sicurezza, meno tasse e risposte contro la crisi.
Sono alcune richieste presentate dai negozianti di via Vignolese, via Campi e dintorni. I loro racconti spiegano in parole semplici le difficoltà che affrontano quotidianamente.
Dopo i commercianti di via Medaglie d’Oro, della Sacca, della zona Musicisti e di via Giardini, continua con loro il nostro viaggio tra i quartieri attraverso le attività commerciali delle periferie che spesso sentono la crisi e le difficoltà del momento molto più di altri. Un’inchiesta per fotografare le diverse angolature della realtà modenese attraverso le parole dei protagonisti e sentire dalla viva voce dei cittadini che cosa va e che cosa non va.
«La sicurezza è un disastro - ha denunciato Giuliano Bursi, titolare della libreria Athena - come in tutto il Paese. Presto mi difenderò da solo, se non lo fa lo Stato, pur di non far fuggire un ladro con qualcosa». Giuliano conduce da tempo il negozio di fronte al Policlinico. È proprio l’esperienza che gli permette di andare avanti nonostante la crisi: «Tengo aperto solo perché ho l’attività da quarant’anni».
Basta percorrere qualche centinaio di metri e si giunge in via Genova. Una strada in cui lo scorso mese s’è concluso un inseguimento di ladri partito da via Camogli e proseguito in via Arenzano. «Prima non c’erano episodi di microcriminalità - ha raccontato Stefano Bellei, dipendente di Baffo Sport - abbiamo subito un taccheggio tempo fa: ci hanno preso un paio di maglie. C’è stato anche un furto in un garage».
Nella zona non sono mancate tentate truffe e forature di gomme. Altro discorso sono le tasse («non so dove Muzzarelli prenderà i nove milioni») e la concorrenza.
«Lo scorso anno non si è sentita la crisi nel nostro settore - ha ripreso Stefano - però hanno aperto due centri commerciali. Si creano posti di lavoro, magari per giovani alle prime armi, ma nessuno pensa alle persone delle attività esistenti che restano a casa».
I furti a volte riguardano oggetti di poco valore. «Un paio di anni fa sono entrati per portare via piccolezze - ha confermato Roberto Cavani, edicolante di via Vignolese - come le tessere dei bus. Sembra incredibile, eppure è così. Da allora non sono più tornati, anche perché non c’è più niente. La crisi? Non si vende più nulla».
Per Salvatore Brancato, titolare de Il pesce fuor d’acqua, i ladri «sono una conseguenza del malessere». L’uomo punta il dito contro la burocrazia («impossibile starci dietro»), il costo del lavoro e le tasse («tra un po’ le pagheremo anche sull’aria»).
«Se potessi tornare indietro abbasserei la saracinesca e farei altro», ha concluso con amarezza. La sua attività è partita da quattro anni. C’è anche chi in via Vignolese conosce i clienti da più tempo. Come Mirella Pastorelli, titolare de L’angolo del fiore, in cui lavora da un quarto di secolo. «Ho lavorato anche per altri venticinque anni da un’altra parte - ha spiegato Mirella - se tornassi indietro rifarei la stessa scelta: la mia attività è molto bella. Non ricordo però un momento di crisi così: si risparmia anche sui fiori. Se dovessi partire oggi non so che farei».
Chi è stato risparmiato dalla criminalità deve confrontarsi con una situazione difficile, per cui è difficile fare paragoni anche per chi è più esperto. «Contiamo sui dolci perché il pane non si vende più - ha aggiunto Maria Rosa Lolli del forno pasticceria Nozzi - anche se ora facciamo fatica anche con quelli. In questa zona ci sono furti nelle abitazioni. Le tasse? Non è giusto siano in pochi a pagare, come per il rusco».
La sua attività va avanti da quindici anni. Un lustro prima ha iniziato Roberto Gazzotti. Il titolare della Sanitaria Vignolese non si lamenta, per quanto «la crisi si senta anche se vendiamo prodotti specifici e l’Iva colpisca sempre».
Se negozi storici chiudono, non manca chi decide di puntare sulla zona. Daniele Tomei lavora dallo scorso aprile presso Copy & Co. 3, copisteria in via Campi. «Non ci rimettiamo - ha spiegato Daniele - ma nemmeno guadagniamo molto. Cerchiamo di venire incontro agli studenti. Non abbiamo registrato episodi di criminalità anche perché chiudiamo verso le sei o le sette».
Nei prossimi giorni continuerà il viaggio con nuovi approfondimenti sulla vita commerciale modenese nei quartieri e nelle periferie.
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