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PARLIAMOCI

Essere Emilia e non Aemilia

Enrico Grazioli

 Hanno dovuto chiamarla Aemilia la mega operazione anti mafia che ci ha svelato come e fin dove il marcio del crimine ha intaccato il tessuto di un’intera regione: fino a rischiare...

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Hanno dovuto chiamarla Aemilia la mega operazione anti mafia che ci ha svelato come e fin dove il marcio del crimine ha intaccato il tessuto di un’intera regione: fino a rischiare di cambiarne i connotati, impossessandosi appunto del suo nome. L’Emilia è terra di mafia, la mafia è oggi Emilia: non solo, certo. Ma Emilia oggi rischia di diventare uno dei tanti sinonimi di mafia. La retata di ’ndranghetisti radicati e ancora fedeli ai propri codici comportamentali e linguistici anche se affinati da tecniche 2.0, qualcuno dirà che non aggiunge molto di nuovo: che già si sapeva o si immaginava il tutto, magari non fino a questo punto, ma insomma... No. Ed è proprio qui la differenza. Aemilia segna una svolta perché con i suoi numeri, con gli scenari di relazioni criminali che abbracciano l’economia come la politica, con la cruda verità delle intercettazioni, ci inchioda alla consapevolezza: che non siamo soli: perché ci sono magistrati e forze dell’ordine (cioè lo Stato, quello che tante volte diciamo non esserci, più) che con pazienza, sagacia e ostinazione fanno il loro difficile mestiere a tutela della nostra convivenza; e che però anche noi non dobbiamo né possiamo più lasciarli soli, proprio perché ora sappiamo fino in fondo cosa ci minaccia, cosa ci avvinghia, cosa rischiamo di essere noi, Emilia. Starà anche e forse soprattutto a noi cittadini, al nostro livello di attenzione, al nostro senso di responsabilità, al nostro piccolo coraggio privato ridefinire giorno per giorno l’identità di una terra che oggi dà nome a un tintinnare di manette e non a un processo di crescita nel benessere condiviso come è stato nella sua storia, ancora abbastanza recente. Starà a noi dire no. Non fingere di non vedere, non fermarsi alla prima impressione, non accantonare dubbi che possono sorgere. E’ il contributo che possiamo dare al ricucire il tessuto della legalità che oggi ci appare a brandelli. lI filo ce l’ha in mano chi governa e chi difende le istituzioni e la comunità. Ma noi, ciascuno nel proprio quotidiano, non siamo solo spettatori impotenti: siamo Emilia, non Aemilia.

@engraz

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