Gazzetta di Modena

Modena

«Mi serve un lavoro per ripartire»

di Carlo Gregori
«Mi serve un lavoro per ripartire»

Ex detenuto: il carcere mi ha cambiato, voglio inserirmi ma il Comune non aiuta

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«Scontare tre anni di carcere restando sempre in cella, senza mai uscire neanche un'ora da Sant'Anna, ti cambia. Vuoi smettere di rubare e tornare a lavorare. Impari il giardinaggio e speri che diventi il tuo lavoro. Poi però ti trovi di fronte a un muro e alla crisi. E i Servizi sociali non ti danno nessuna possibilità di aiuto. Intanto il sindaco su Facebook dice che cercherà di interessarsi ma da mesi non so niente. Io chiedo solo un piccolo lavoro, anche in cooperativa, per poter ricominciare». Camillo Tripoli, 39 anni, palermitano da venti anni in città, ha alle spalle anni di delinquenza che sta cercando di chiudere per sempre. Ripete che la pena che gli è stata inflitta quando ha perso i benefici di legge è stata una batosta ma anche una possibilità per dare una svolta alla vita. Che ora però non arriva.

«Un tempo facevo il carpentiere - racconta - ero specializzato in impermeabilizzazioni dei tetti. Ho messo su famiglia presto e ho avuto due figli. Intanto ho iniziato a fare dei furtarelli. Mi andavano sempre bene e così ho iniziato a farli più grossi, finché mi sono trovato di notte a rubare nei magazzini. Era tutto facile». Poi lo hanno “beccato”. «A quel punto ho iniziato un periodo ai domiciliari. Poi dentro e fuori, dentro e fuori. Finché ho violato gli accordi che avevo preso con i Servizi sociali e così ho perso i benefici».

Nell'ottobre 2009 viene incarcerato: deve scontare un cumulo di pene per furti di 4 anni, 5 mesi e 21 giorni. Neanche un'ora di libertà.

«Ho passato tre anni esatti in cella con altri 3 o 4 detenuti. Non sono mai uscito. Ho sofferto, non mi vergogno a dirlo. È stato allora che ho cambiato le mie idee e ho riflettuto attentamente su cosa avevo fatto e com'era la mia vita». Camillo inizia a far pratica di giardinaggio. «Potavo le siepi e mettevo a posto il verde di Sant'Anna. Era un lavoro che mi piaceva. Volevo ripartire da qui».

Ma quando esce dal carcere, nel 2013, scopre che il giardiniere non è più il mestiere richiesto e ben pagato di prima. Anzi, era finito nel bel mezzo della crisi.

«Alcuni artigiani miei amici mi hanno dato una mano. Ho anche comperato l'attrezzatura per il giardinaggio. Facevo delle giornate ma sempre lavoretti. È un mestiere nel quale conta molto il passaparola e io non conoscevo ancora nessuno. Una decina di clienti li avevo, ma erano pochi per pagare le bollette e le spese scolastiche. Ho provato a fare domanda come guardia giurata o artigiano ma avevo la fedina sporca e mi vergognavo oppure mi facevano capire che cercavano solo gente pulita. Insomma, non trovavo niente».

Allora decide di rivolgersi ai Servizi sociali. «Sono andato all'ufficio e mi hanno fissato l'appuntamento per ben venti giorni dopo. Torno e mi sento dire che oggi c'è una nuova legge e non aiutano più gli ex detenuti a reinserirsi. Oggi aiutano solo tossici e alcolisti. Ci sono rimasto malissimo. Oltretutto, avendo la recidiva, non avevo potuto fare domanda per entrare in un programma di lavoro quando ero in carcere e ora mi trovavo porte chiuse dappertutto. Ho spiegato che cercavo solo un lavoretto in una cooperativa collegata al Comune, una semplice “borsa lavoro” per prendere quei 3-400 euro per vivere. Era un inizio. Niente».

Poi arriva una nuova tegola. Il Tribunale gli notifica un nuovo processo per un furto del 2006. Non va in prescrizione perché è recidivo.

Così decide di scrivere un post su Facebook alla pagina del sindaco: «Ho scritto a Muzzarelli raccontandogli il mio caso e chiedendo perché un ex detenuto non può essere aiutato dai Servizi sociali. Chiedevo se proprio non era possibile partire da un lavoretto in una coop sociale. Mi ha risposto per tre volte dicendo che avrebbe fatto delle verifiche e poi mi avrebbe fatto sapere. Sempre la stessa risposta. Alla fine gli ho scritto che mi sentivo preso in giro. Io non pretendo che il sindaco faccia l'ufficio di collocamento, ma almeno spieghi a un ex detenuto cosa può fare per partire da capo con un lavoro onesto. Non voglio sentirmi dire di nuovo dai Servizi sociali: "Mi dispiace, non la possiamo aiutare". Cerco un lavoro, non soldi».

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