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Quando i politici “garantirono” Bianchini

Quando i politici “garantirono” Bianchini

Finale. Dopo lo scandalo amianto il consiglio votò la sospensione dalla lista dei fornitori: odg bocciato

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FINALE. Era il 27 dicembre 2012, la Bianchini Costruzioni era ancora autorizzata a lavorare nella ricostruzione post-terremoto perché l’esclusione dalla white list sarebbe arrivata soltanto alcuni mesi dopo. Ma in quel periodo la Bianchini era finita nell’occhio del ciclone dopo l’amianto ritrovato nei cantieri in cui aveva lavorato, da Finale a San Felice, passando per Concordia e Reggiolo. E in piena bagarre ambientale il consiglio comunale discusse un ordine del giorno presentato da Lorenzo Biagi, Maurizio Boetti (Lega Nord) e Maurizio Poletti (Scarriolante) in cui si chiedeve di sospendere temporaneamente Bianchini dalla lista dei fornitori del Comune.

La discussione fu molto aspra e si concluse con tre voti favorevoli (quelli dei presentatori dell’oggetto), due contrari (Gulinelli e Baldini) e 11 astenuti, tra maggioranza e il centrodestra unito (Borgatti, Palazzi e Garutti). Di fatto prevalse il principio di garanzia: la Bianchini non aveva guai con la giustizia e quindi non poteva essere un consiglio comunale a ergersi a tribunale.

«Non capiamo perché - disse Biagi - in un periodo in cui, anche il politico meno in vista, come può essere un Consigliere comunale, se ha un minimo di accusa pendente si deve dimettere e deve finire in carcere anche se magari non lo incriminano, un’azienda accusata di aver utilizzato amianto in diversi lavori effettuati durante il post terremoto, debba rimanere lì, splendida, continuando a lavorare, finché ancora un giudizio non c’è stato».

«Ci sono delle indagini in corso - replicò Baldini - su un’azienda, in questo momento, sottoposta a controlli, verifiche ed accertamenti, che ha delle attività in corso d’opera. È uno dei nostri più grossi prestatori d’opera, nel corso degli ultimi quindici anni, però è un’azienda che sta passando un periodo difficile, difficoltoso e burrascoso. Non penso sia opportuno andargli a mettere un’altra pietra addosso visto che siamo in assenza, totale, di certezze. Poi, se avremo conforto di una non responsabilità, avremo fatto un’opera giusta; se avremo, invece, la certezza che l’azienda è responsabile in toto, o parzialmente, di quello che è accaduto ritengo che, a quel punto, il Consiglio comunale sia l’organo preposto a chiedere alla Giunta un atto definitivo, di cancellazione».

Appare profetico invece l’intervento di Claudio “Marco” Poletti: «Dovremmo essere attenti quando parliamo di infiltrazioni mafiose, camorra e ndrangheta a livello di appalti pubblici. Nella ricostruzione post terremoto le insidie sono notevolissime. E invito l’amministrazione comunale, quando trattasi di appalti dovuti alla ricostruzione di far riferimento alla white list. Nella fattispecie, ritengo che sia il dirigente del Comune (Gerrini, ndr), che abbia il compito di iscrivere le imprese all’Albo dei fornitori o invitare alle gare e che abbia anche, conseguentemente, il potere di cancellazione da una lista e di soprassedere all’invito». (fd)

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