«Tutti uniti intorno al Santo e al nostro vescovo che soffre»
Duomo gremito per la Messa pontificale e le preghiere sono state soprattutto per chi non c’era: Monsignor Lanfranchi leggermente migliorato ha seguito la cerimonia attraverso la televisione
«Per la fera ed San Zemian la muntagna vin al pian e la basa vin in di deintoren e a Modna an gh'n sta piò nisun»: un detto popolare confermato dalla giornata di ieri, che ha visto la festa di San Geminiano animare il centro di Modena sotto un cielo terso di gennaio.
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Le strade pullulavano di bancarelle, profumi, voci e persone, in gran parte confluite in Duomo, alle 11, per la Solenne Messa Pontificale. Un silenzio, quello all'inizio della Messa, forse non solo religioso: il vescovo Monsignor Antonio Lanfranchi, quest'anno, non è stato presente. Un punto di riferimento per la cittadinanza modenese presente alla Messa, che si è comunque riunita in preghiera durante la cerimonia, presieduta dal cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, che ha avuto il compito di sostituire il vescovo Lanfranchi, ancora ricoverato al Policlinico.
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Un vescovo assente fisicamente, ma non spiritualmente perchè con la preghiera e anche - c’è chi dice sia andata così - attraverso la televisione ha potuto unirsi alla cerimonia solenne. Una cerimonia che ha seguito il suo tradizionale rito.
Dopo l'accoglienza degli Arcivescovi e dei Vescovi nella residenza arcivescovile da parte dei Canonici del Capitolo della Cattedrale ha avuto inizio la celebrazione, presieduta dalla Benedizione alla città e all'arcidiocesi con le reliquie del braccio di San Geminiano, dall'alto dell'interno del Duomo. Sulle note di un imponente organo che accompagnava un impeccabile coro, tutti si sono preparati alla cerimonia: il sindaco Muzzarelli (al debutto da sindaco nella festa del patrono) e tutte le autorità politiche, culturali ed economiche di Modena, le tre delegazioni con i gonfaloni di Modena, Pontremoli e San Gimignano (presenti i relativi sindaci) per la celebrazione del comune patrono. Presenti anche i Vicari episcopali, il priore del Capitolo Abbaziale, l'arciprete della Collegiale di Finale Emilia, i Vicari foranei, i sacerdoti del Seminario e il segretario dei religiosi.
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Tutti, ma proprio tutti, hanno preso parte a una cerimonia singolarmente imponente e scenografica, che sembra superare, come partecipazione, persino la Messa di Natale. «Da secoli i modenesi, chiamati anche i Geminiani, in questo giorno si stringono attorno al loro padre nella fede, in un pellegrinaggio ininterrotto alla tomba del Santo, riconoscenti per il tanto bene che il Signore, attraverso di lui, ha donato alla nostra terra e alla nostra gente. Ma sono anche giorni di prova e di viva preoccupazione per la salute del nostro caro vescovo Antonio»: così il monsignor Morandi nel suo saluto alla celebrazione pontificale. Cita papa Francesco, «che con premurosa delicatezza qualche mese fa si è reso presente al nostro vescovo, assicurando la sua preghiera e la sua vicinanza».
Dopo i saluti del Cardinale alle autorità, la sistemazione dei sacerdoti, gli intervalli corali e la lettura delle sacre scritture, papa Francesco ritorna nell'omelia del Cardinale Beniamino Stella: un discorso all'insegna dell'umiltà pastorale del compito del sacerdozio. «Quella di oggi è una festa importante - comincia - perché San Geminiano è patrono della città e della Diocesi: oggi tutti sono in festa grazie a lui, i credenti, i non credenti e anche i "distratti". Oggi, come in passato, da tanti secoli, i meriti che la tradizione attribuisce a questo Santo hanno portato beneficio a tutti, anche a coloro che forse non avevano simpatia per lui e per la fede della Chiesa. Penso alla circostanza che lo ha visto proteggere Modena da Attila o dagli invasori, nel '500". «Anche in ragione dell'incarico che Papa Francesco mi ha affidato alla Congregazione per il Clero, - continua - il mio pensiero è corso subito ai sacerdoti, alla loro vocazione e al loro ministero: anch'essi sono un dono che Dio fa alla sua Chiesa e alla società, in mezzo alla quale operano come pastori». Servire, compatire: queste le parole d'ordine del sacerdozio, che dovrebbe essere «una relazione veramente umana, come papa Francesco ci insegna con i suoi esempi, l'ultimo quello della sua visita alle Filippine», conclude il Cardinale Stella, prima di accompagnare i fedeli in una preghiera che è riecheggiata in Duomo, insieme alle voci del coro e all'organo. La cerimonia si è conclusa con i canti e la comunione, dopo l'offerta dei ceri e dell'olio per il sepolcro di S. Geminiano, portati all'altare dal corteo della delegazione dei rappresentanti del Comune di Modena: serviranno per la lampada che arde perennemente nella cripta del Duomo accanto al sepolcro del Patrono.
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