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Interrogati i Pelaggi Dda: gestivano affari per il clan Arena

di Carlo Gregori
Interrogati i Pelaggi Dda: gestivano affari per il clan Arena

Negano ogni accusa, hanno presentato ricorso al Riesame Operavano nella zona di Grande Aracri durante la faida

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Ieri i pm della Dda di Bologna Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno interrogato in carcere Paolo Pelaggi e il nipote Francesco: il primo, assistito dall’avvocato Mario Nigro, è rinchiuso nel carcere di Voghera (Pavia), già condannato per la bomba all’Agenzia dell’Entrate di Sassuolo del luglio 2006, mentre è a Sant’Anna il secondo assisitito dall’avvocato Alberto Boni. Entrambi hanno risposto alle numerose domande che li vedono indagati nell’Operazione Aemilia per numerosi e complessi reati fiscali, riciclaggio, reimpiego di denaro illecito e favoreggiamento di evasione fiscale con l’aggravante mafiosa. Ed entrambi hanno negato ogni addebito. Per i due Pelaggi e per un loro sodale, Mario Calesse di Monza, è stato presentato ricorso al Riesame di Bologna.

L’importanza del doppio interrogatorio di ieri mattina consisteva soprattutto nell’inquadramento dei Pelaggi nell’inchiesta sulla cosca di Nicolino Grande Aracri a Reggio Emilia. Infatti, è emerso che a carico di Paolo e Francesco Pelaggi non ci sono accuse direttamente collegate al processo ai tre fratelli Pelaggi svoltosi in Tribunale a Modena sulle attività nel campo del commercio di microelettronica a Maranello, degli accertamenti fiscali e della bomba all’Agenzia dell’Entrate che per il solo Paolo ha portato a una condanna in primo grado di 9 anni e 4 mesi (in seguito ha avuto altre condanne in abbreviato a Torino e Bologna). L’indagine si occupa di affari e capitali degli Arena a Reggio, un territorio per loro ostile.

Nel corso dell’inchiesta sui Pelaggi a Modena, infatti, era emerso chiaramente che le loro attività commerciali e frodi fiscali erano riconducibili al clan Arena di Isola di Capo Rizzuto. Una delle cosche più agguerrite della ’ndrangheta radicata in un luogo nella stessa provincia, Crotone, e a pochi chilometri da Cutro, la “casa madre” (così definita dalla Dda di Bologna) del clan dei Grande Aracri e dei loro uomini impiantati a Reggio. Tra cosche di Cutro e Capo Rizzuto c’è sempre stata grande rivalità. E quindi era poco chiaro questo innesto dei Pelaggi tra i cutresi nelle attività mafiose nel Reggiano. Un collegamento c’è per la Dda: va ricercato nella sanguinosa guerra avvenuta tra gli anni Novanta e Duemila per il controllo di Cutro tra i Dragone, boss emergenti appoggiati dagli Arena, e i loro vecchi capi, i Grande Aracri legati al clan Nicoscia di Capo Rizzuto. Quando nel 2005 Antonio Dragone verrà ucciso, saranno i Grande Aracri a prendere in mano le redini delle attività mafiose nel loro paese. Nonostante le faide calabresi che proseguiranno fino agli ultimi anni, in Emilia si crea una sorta di patto di tolleranza tra le due famiglie attraverso i loro emissari locali e gli uomini radicati sul territorio emiliano.

Nicolino Grande Aracri controlla il Reggiano, gli Arena sono posizionati nella zona vicino a Sassuolo. Interagiscono con fatture, contabilità, società. I Pelaggi, secondo la Dda, sono al centro di operazioni fiscali e “fatture carosello” per merci digitali nonché di scatole cinesi societarie, scambi di quote e giri di denaro sui conti correnti che hanno richiesto un lavoro minuzioso di ricostruzione passo per passo.

Il punto di intreccio è il rapporto che si instaura tra Paolo Pelaggi e Giuseppe Giglio, quando il primo avvia affari a Reggio e il secondo non è ancora “nell’orbita” dei Grande Aracri. Attraverso attività di autotrasporto e forniture di materiali inerti di instaura e scavi, si avvia una girandola di operazioni e trasferimenti di denaro per gli Arena ma nel territorio controllato da Grande Aracri e che coinvolgono numerose figure note e meno note già dall’Operazione Point Break del 2010. Sullo sfondo, “misteriosi” incendi di camion e gravi intimidazioni.

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