«Ma che quote, pensate al merito»
La veterana Olga Vecchi (Forza Italia): «Queste logiche un regalo degli uomini»
Olga Vecchi oggi non è più in consiglio comunale, lei che lo ha vissuto con passione per tantissimi anni a rappresentare storicamente l’opposizione femminile al partito di governo della città. Oggi si gode da fuori lo «spettacolo» del consiglio comunale , sempre col marchio Forza Italia che continua ad essere il suo partito di riferimento come lo è stato fin dal primo giorno: «Per fortuna non è più come anche solo vent’anni fa, dove l’essere donna, in generale e non solo in politica, poteva rappresentare un problema in più da superare. Io però ho sempre dato poca importanza a questo vittimismo cronico che certe associazioni cercano di fare passare come tendenza assoluta: se una donna vuole, arriva. Magari dovendo fare più sacrifici, questo sì, ma arriva. Parlo delle donne medico: ci sono, qualcuno pensava fosse impossibile vederle. E meno male che ci sono. La donna si sa che ha capacità organizzative straordinarie perché abituata ad avere sulle sue spalle anche la famiglia. E negli anni si è visto: le donne arrivate hanno grandi qualità, ma non fatemi dire che c’è bisogno delle quote rose perché sono l’esatto contrario di quello che penso».
E cosa pensa Olga Vecchi? «Il merito deve essere l’unico metro di valutazione, per chiunque, senza distinzione di genere. Mettere le donne in politica per forza è uno sforzo che spesso ha portato a risultati poco entusiasmanti: basta guardare le scelte che sono state fatte al Governo».
Poi torna sulle associazioni che rivendicano l’essere donna: «Non c’è bisogno di nessuna associazione per rivendicare una parità di genere. Le associazioni servono solo a una parte della politica per riempire posti, poltrone, darsi un tono, una posizione. Se vogliamo parlare di femminicidio non c’è bisogno di un’associazione e non ci sarebbe bisogno nemmeno dei partiti, perché è una cosa che riguarda tutti. E se dobbiamo parlare dell’impegno delle donne in politica non dobbiamo metterla come una elemosina di un posto: io non voglio che un uomo ci regali dei posti, non l’ho mai sopportato. Ho sempre lottato perché chi con capacità ed esperienza potesse essere premiato nel merito delle sue attitudini e non di una conta di poltrone che non ha alcun senso logico». (d.b.)
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