In un libro la forza del “generale” Leon
Castelfranco. Prematuro, morto a 5 mesi. Il padre, l’assessore Giovanni Gargano, pubblica il diario tenuto in quel periodo
CASTELFRANCO. È il bollettino di guerra «di un soldato che ha tenuto le posizioni», una guerra combattuta perché vincesse la vita. Ma se anche alla fine è andata diversamente, «da Nicolò Leon noi abbiamo capito che non si molla mai e che il sorriso è l’arma più potente che esista». Giovanni Gargano, assessore del Comune di Castelfranco ma prima e soprattutto papà del “generale bambino” morto sette mesi fa, ha dato alle stampe il diario che ha tenuto dal ricovero della moglie, l’1 gennaio dell’anno scorso, fino alla nascita del figlio prematuro, il 23 gennaio, e ancora avanti raccontando il calvario dei 109 giorni d’ospedale, l’arrivo a casa e la morte del piccolo, il 17 giugno, quando il suo cuoricino all’improvviso ha smesso di battere. Una decisione, quella di pubblicare il libro “Nicolò Leon. Il generale bambino”, che ha radici nella solidarietà e si proietta nella solidarietà. «Già qualche mese prima della nascita di Nicolò - spiega Giovanni - mi ero impegnato nel sostenere il progetto della banca del latte materno insieme all’associazione Buona Nascita di Carpi. Poi mi sono ritrovato d’improvviso utente di quel prezioso servizio, dal momento che il latte materno è per i prematuri la migliore delle medicine. Ebbene, il ricavato dei diritti d'autore verrà donato all'associazione Buona Nascita proprio per il progetto di raccolta del latte materno, poi donato ai bambini prematuri delle neonatologie di Modena e Reggio. Il progetto è chiamato appunto “Nicolò Leon”». «In questo diario ho annotato tutti i miei pensieri, tutto ciò che avrei voluto sentirmi dire per stare meglio - continua Giovanni - E grazie a quei pensieri, espressi anche attraverso il mio profilo Facebook e alla condivisione di tanti che mi sono stati vicini e che io chiamo l’esercito degli entusiasti, mi sono accadute cose straordinarie. Come quando, prima del Natale scorso, sono andato al cimitero da Nicolò e vi ho trovato un uomo di 70 anni. L’ho salutato, lui si è rivolto a me e mi ha chiesto: “Lei è il papà di Nicolò?”. Gli ho risposto di sì, non lo conoscevo e non sapevo cosa facesse lì. All’improvviso mi ha abbracciato e si è messo a singhiozzare, poi mi ha detto: “Lei non mi conosce, mi scusi, ma sono venuto a salutare Nicolò. Quello che lei ha scritto mi ha aiutato tantissimo”. E ancora, il giorno del funerale mi si è avvicinata una donna che non conoscevo. Veniva da Vicenza, mi ha detto di essersi presa un giorno di ferie perché non poteva mancare, doveva esserci». Da quel turbinio di emozioni Giovanni ha tratto la forza per stare vicino alla moglie Marcella e all’altra figlia di 6 anni, Cecilia, «una squadra coesa, forte e solida che si porterà Nicolò nel cuore per sempre». «Niente di ciò che è accaduto è stato vano, non c’è stato niente di inutile nella sofferenza nostra e di Nicolò, perché tutto questo si è trasformato in speranza, in un aiuto da mettere al servizio di chi ne ha bisogno» dice Giovanni. Che torna anche per un attimo a quei giorni, a quando Nicolò è nato di 30 settimane, nemmeno un chilo e mezzo di peso; «dopo 4 giorni gli hanno diagnosticato la enterocolite necrotizzante, poi è arrivata la sepsi, poi la coagulazione intravasale disseminata. Ma lui ha sempre tirato dritto, fino a quando quel 17 giugno dell’anno scorso sono uscito, sono arrivato al lavoro e ho ricevuto la telefonata di mia moglie: “Torna a casa, Nicolò sta male”. Il tempo di uno sguardo e il suo cuore aveva già smesso di battere. Un dolore tremendo, che ti lascia senza fiato. Ma noi abbiamo scelto di non piangere per tutta una vita di tristezza, abbiamo scelto di vivere una vita di gioia nel ricordo di Nicolò Leon, il nostro generale. Per sempre».
Claudia Benatti
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