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Banche popolari, ecco l’autoriforma

Banche popolari, ecco l’autoriforma

L’associazione guidata da Caselli: «Dubbi di legittimità costituzionale sul decreto». E lancia una proposta alternativa

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Nuova puntata nella vicenda del decreto di riforma delle banche popolari, che riguarda i 10 maggiori istituti di credito nazionali, fra cui la modenese Bper. Ieri Assopopolari, l’associazione delle banche cooperative presieduta da Ettore Caselli, dopo il Cda da una parte ha avanzato dubbi di legittimità costituzionale sul decreto di riforma del governo Renzi ma al tempo stesso ha lanciato una controproposta che possa attutire e bilanciare gli effetti della nuova normativa. Una proposta che potrebbe essere valutata dal governo per arrivare a un compromesso accettabile. Caselli e la sua associazione propongono banche popolari "bilanciate", in cui si assegna un peso maggiore nella governance agli azionisti di capitale, oppure una società per azioni "ibrida" in cui possa essere attentamente valutato il voto di capitale in favore dei soci storici in possesso di piccole quote.

Evidente la volontà di Assopopolari di aprire un confronto col governo che possa condurre verso una soluzione condivisa. Le proposte dell’associazione si fondano sullo studio elaborato dalla triade di saggi - Angelo Tantazzi, Pier Gaetano Marchetti e Alberto Quadrio Curzio - incaricati a questo scopo. Le alternative, come sostiene l’associazione, sono «fondate su una più significativa apertura al capitale nella formazione degli organi di governo della popolare cooperativa ovvero, nella diversa prospettiva, non scevra di dubbi di legittimità costituzionale, di forzosa conversione in spa, sulla ponderazione del voto di capitale, con particolare favore per i soci con possesso azionario limitato/durevole».

Il Cda dell'associazione ha anche voluto rispondere alle critiche sul fatto che i grandi istituti popolari abbiano perso la loro dimensione cooperativa. Assopopolari sottolinea come «il concetto di mutualità viene oggi declinato con il facilmente misurabile impegno nei confronti dell'economia reale e dello sviluppo competitivo dei territori, nonchè nelle forme diversificate di impegno sociale». Riguardo la solidità, Assopopolari ricorda che «la patrimonializzazione delle popolari coinvolte dal decreto è adeguata, come testimoniato dall'avvenuto superamento dei recenti test della Bce».

E anche le esperienze estere, secondo Assopopolari, dimostrano come «la dimensione dell'attivo non è incompatibile con la mutualità, come è dimostrato dalla presenza sui mercati internazionali di banche cooperative con attivi abbondantemente superiori ai mille miliardi».

L'associazione di riferimento delle banche popolari ha poi ribadito la disponibilità a «un confronto con il governo, nella speranza di contribuire all'individuazione di una soluzione condivisa».

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