Chi informava Bianchini dei controlli?
Le intercettazioni: «Ti verranno a fare un campionamento». E nella perquisizione trovati atti che disponevano le verifiche
SAN FELICE. Augusto Bianchini veniva informato anzitempo dei controlli di polizia giudiziaria che sarebbero stati effettuati sulla montagna all’amianto all’interno della sua azienda e nei siti poi risultati contaminati. È la convinzione che traspare dall’ordinanza che ne ha disposto l’arresto, e che ne sottolinea il disvalore, se non l’illiceità. Insomma, l’imprenditore poteva contare su informazioni utili ad attenuare l’efficacia di quei controlli. Chi forniva quelle “soffiate” a Bianchini e ai suoi collaboratori? Su chi poteva contare l’imprenditore dentro le istituzioni? Solo Gerrini in Comune a Finale - ma non sono noti riscontri investigativi in tal senso - o c’era anche qualcun altro, come continuano ad insinuare quanti hanno sempre guardato con sospetto alle frequentazioni dell’imprenditore di Rivara?
Poichè però proprio a Rivara sono in molti a ritenere l’imprenditore innocente, vittima di una esagerazione prima dei giornali e oggi degli investigatori, quindi della Dda, è giusto allo stato attenersi ai riscontri.
Ecco quindi la trascrizione di una intercettazione tra lo stesso Augusto e Antonio Vignali, il suo consulente ambientale, registrata l’11 ottobre del 2012. Nella telefonata Bianchini apprende - scrive il gip - «che la settimana seguente l'Arpa sarebbe tornata in azienda per effettuare dei campionamenti sui cumuli di materiali». E - aggiunge il giudice - «nonostante l'attività ispettiva sarebbe dovuta rimanere strettamente riservata, per non consentire all'azienda di predisporre misure in grado di contrastare l'efficacia del controllo».
«Quello che ti posso dare in anticipo… dire in anticipo - dice Vignali intercettato - è questo: loro verranno a farti un campionamento, perciò penso che questo avverrà la prossima settimana all'interno della tua azienda sul cumulo che hai di eh... hai presente?... con quella roba. Loro verranno a fare un campionamento con dei sondaggi lì… eh… perché loro sono convinti che tutto provenga da quello… e che tu abbia macinato delle lastre di amianto...».
Chi abbia parlato con Vignali e a che titolo non è noto. Ma il riscontro è nei fatti: il 16 ottobre « l’Arpa rende più invasiva l'attività ispettiva, effettuando dei campionamenti sui cumuli di materiale (fibrocemento e riciclato) presenti nei piazzali della Bianchini costruzioni s.r.l.: in tutti i campioni prelevati - rivela l’ordinanza - risultava presente l'amianto».
Il 19 ottobre perciò Arpa, su disposizione del Gip di Modena, esegue il sequestro della montagna di amianto. E arriviamo a quello che per il giudice è il secondo riscontro della presenza di qualche spalleggiatore nelle istituzioni. Pochi giorni dopo, l’8 novembre 2001, in ditta si presenta a San Felice il Corpo Forestale dello Stato, che sta svolgendo accertamenti per contro della Procura di Modena.
«Particolare estremamente importante - scrive sempre il gip Ziroldi, riassumendo i ricontri della Forestale - è che su una sedia della scrivania dell'ufficio di Augusto veniva rinvenuta e sequestrata la copia a colori della nota CR.2012. 0005925 datata 31.10.2012 della Regione Emilia Romagna, indirizzata all'Usl Dipartimento Salute Pubblica di Modena e di Reggio, all'Arpa di Modena e Reggio e per conoscenza ai sindaci dei comuni di Reggiolo, Finale, Mirandola, San Felice e Concordia. La nota, avente ad oggetto “Verifica delle Aree oggetto di attività da parte della Bianchini costruzioni” esortava i vari Enti a verificare il materiale riciclato proveniente dalla ditta menzionata in relazione ai cantieri indicati in apposito allegato».
Insomma. Bianchini viene informato anche dei altri controlli in arrivo. Pochi giorni dopo (24 novembre), Bianchini accusa i suoi dipendneti parlandone con la moglie che «ribatte che non può sempre scaricare le colpe sugli altri». Che l’annuncio dei controlli non fosse poi così irrilevante il giudice lo esplicita quando il 12 dicembre Arpa annuncia a Bianchini un controllo per l’indomani. Bianchini è in auto con il suo consulente Vignali. «Bianchini - riassume il giudice - mostra al proprio consulente i camion di terra da spostare perché non “belli”, precisando di aver dato ordine a cinque operai di portar via quanta più roba possibile. Vignali si raccomanda che siano persone fidate. Sottolineando di fatto l'illiceità della condotta», deduce il gip.
Alberto Setti
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