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Com: i Nas sequestrano il Registro dei Tumori

di Carlo Gregori
Com: i Nas sequestrano il Registro dei Tumori

La Procura manda a prendere documenti, hard disk e cd nelle stanze in uso al professor Federico, indagato per peculato e interruzione di pubblico servizio

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I Nas si presentano al reparto di Oncologia e, in presenza di funzionari dell’Ausl, per sei ore vanno a caccia del Registro Tumori che il professor Massimo Federico, l’oncologo suo creatore e custode, non ha consegnato all’Ausl nonostante numerosi inviti e intimazioni ufficiali. Ieri mattina i carabinieri del reparto specializzato in indagini sanitarie l’hanno cercato nelle stanze in uso all’oncologo a capo dell’associazione “Angela Serra” e alla fine hanno messo assieme il Registro Tumori. È stato acquisito molto materiale cartaceo, più due hard disk e anche dei cd sui quali Federico avrebbe trasferito i dati, non è ancora chiaro se autorizzato o no.

ACCUSA: PECULATO

Il materiale ora verrà studiato dai Nas che stanno lavorando da mesi per conto del sostituto procuratore Marco Niccolini. L’oncologo è indagato per peculato e interruzione di pubblico servizio. L’inchiesta sulla gestione del Registro Tumori è stata generata da un esposto presentato dall’Ausl alla fine del giugno scorso e affonda in una disputa che ha origini più lontane nel tempo. Al centro delle tensioni tra autorità sanitaria e oncologo c’è la qualifica di direttore del Registro Tumore e della sua gestione.

Il Registro Tumori è una minuziosa schedatura di tutti i malati di qualsiasi tipo di tumore residenti nella nostra provincia. I dati sono stati raccolti nell’arco degli ultimi vent’anni. È un registro satistico pieno di dati sensibili ma è anche un formidabile strumento per conoscere eventuali diffusioni su scala sociale di fenomeno oncologici. E così era stato pensato negli anni Ottanta quando la Provincia diede impulso al progetto, allora unico nel suo genere (oggi ogni provincia della nostra regione ha un Registro Tumori).

La Provincia demanda poi l’incarico di attuarlo all’Ausl di Modena e il Registro Tumori nasce all’inizio del 1999 su impulso di Federico con una sovvenzione regionale di 200 milioni di lire all’anno (circa 100mila euro attuali). Nel 2007, poi, l’Ausl affida la gestione all’associazione “Angela Serra”, fondata e presieduta proprio dal professore.

È DIRETTORE O NO?

Un punto cruciale è rimasto in sospeso: Federico era incaricato di dirigere la complessa macchina di acquisizione, gestione e archiviazione dati? L’oncologo ha sempre detto di sì, anche pubblicamente, ritenendosi a pieno titolo direttore nonché “padre” del registro. L’Ausl ha sempre negato che sia stato investito di questo incarico. Di fatto, esisteva la convenzione tra Ausl e Angela Serra, non una serie di qualifiche.

Così il 31 marzo scorso si arriva alla rottura tra Federico e l’Ausl quando la direzione generale dell’azienda sanitaria modenese chiede indietro il Registro Tumori a Federico, in qualità di presidente dell’”Angela Serra” dichiarando di farsene carico in proprio. La convenzione è scaduta e el corso degli anni attorno al Registro Tumori si è creata un’attività complessa che costa al Servizio sanitario regionale 240mila euro all’anno. Il doppio del costo iniziale.

DATI SENSIBILI

Nella primavera 2014, dunque, l’Ausl aspetta che Federico consegni vent’anni di dati estremamente sensibili per la privacy e per gli indirizzi sanitari ed epidemiologici più allargati con una valenza nazionale. Ma il professor Federico si rifiuta. Trattiene i dati. Nasce un contenzioso. L’Ausl scrive alcune lettere all’oncologo intimando la restituzione. E risponde Federico ribadendo di essere il direttore a pieno titolo del Registro Tumori. La sua non è una posizione teorica o puramente accademica. Tanto è vero che per ottenere un reintegro in quella carica, che afferma spettargli, avvia una causa di lavoro contro l’Ausl.

“IO HO IL REGISTRO”

E davanti al giudice del lavoro di Modena dice di avere la qualifica e di non poter restituire il Registro Tumori all’Ausl perché contiene appunto dati sensibili. Ma il giudice, nella sua sentenza, non riconosce a Federico la qualifica di direttore del registro. Resta poi il fatto che i dati raccolti in vent’anni sono ancora in suo possesso. Così l’Ausl fa un ultimo tentativo in maggio e fa inviare dal suo ufficio legale una lettera ufficiale all’avvocato di Federico. Che non risponde. Così, a fine giugno parte l’esposto per la Procura. Se ne fa carico il pm Marco Niccolini, un magistrato esperto di indagini legate alla sanità modenese. È titolare della maxi-inchiesta su Cardiologia, con il collega Pasquale Mazzei di quella sulla gestione Cencetti del Policlinico. Mazzei lavora anche all’indagine rimasta segreta che riguarda proprio Oncologia. Nata nel dicembre 2012, l’inchiesta porta alla perquisizione del reparto. I carabinieri cercano documentazione su farmaci. Federico viene denunciato per aver ostacolato l’accesso agli archivi di sperimentazione clinica. L’oncologo ribatte che ha solo protestato perché non era stato informato di cosa stava per accadere e che voleva proteggere i computer contenenti dati riservati.

DIFESO DA DI PIETRO

Questa volta il contrasto riguarda invece la direzione generale dell’Ausl. Si ipotizza un’accusa di peculato e di interruzione di pubblico servizio per aver trattenuto tutti i dati del Registro Tumori, che l’oncologo aveva l’obbligo di restituire al più presto, e per non aver favorito il loro accesso. Il professore, difeso nientemeno che da Antonio Di Pietro, oggi avvocato, ha sempre ribadito la sua buona fede e la volontà di agire per il bene della scienza e dei pazienti.

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