Morì per una slavina Assolti i tre amici che sciavano con lui
Maranello. Simone Caselli era in Val Susa nel dicembre 2012 Uno dei compagni: «Fatta giustizia, non fu colpa nostra»
MARANELLO. Sono stati assolti per insufficienza di prove i tre amici di Simone Caselli, il 39enne di Maranello morto dopo essere stato travolto da una slavina il 9 dicembre 2012 sulle montagne della Val di Susa nel Torinese. Lo ha deciso il Gup Daniele Rispoli. Il pubblico ministero aveva chiesto tre condanne a diciotto mesi di carcere per omicidio colposo. Possono tirare un sospiro di sollievo F. V. 34enne di Maranello, A. M. 34 enne di Modena e M. M. 32enne di Vignola. Secondo la Procura era stato il comportamento dell'intera comitiva a provocare il distacco della massa di neve, ipotesi poi contestata da altre perizie; in ultima istanza anche la consulenza dell’accusa aveva attestato come non fosse possibile addebitare con certezza la responsabilità del distacco della neve al passaggio del gruppo di amici. La difesa aveva invece sostenuto che la slavina si sarebbe verificata per una causa indipendente, come un pregresso passaggio di qualcun’altro, dato che su quel tratto c’erano stati numerosissimi passaggi.
«Ora ci auguriamo veramente che sia finita, anche se attendo che la sentenza divenga definitiva - ha spiegato ieri F.V., uno degli amici di Caselli assolti - È stata fatta giustizia, doveva andare così perchè se ci avessero condannato sarebbe stata una sentenza non giusta e non meritata. Sotto quella slavina siamo rimasti tutti e quattro, di là erano passate tantissime persone. Inoltre ci avevano contestato di non avere rispettato i cartelli con gli avvertimenti ma noi abbiamo dimostrato, con un video in hd girato pochi minuti prima del fatto, che i cartelli non c’erano. Poi però, quando è andata la polizia a fare il sopralluogo e le foto, sono comparsi. Chissà com’è accaduto? Io tra l’altro sono rimasto sul posto 3 ore a dare una mano rischiando il congelamento. Siamo stati sempre trasparenti, corretti, nessuno di noi aveva nulla da nascondere e l’assoluzione che è arrivata riporta le cose nel giusto contesto. La nostra condanna l’abbiamo già avuta nel momento stesso in cui è morto Simone e quella è sufficiente, quella è una cosa che non potremo mai dimenticare».
Il trentanovenne era originario di Maranello, ma si era da qualche tempo trasferito a Spezzano con la moglie. In Ferrari, dove lavorava, frequentava il gruppo sciistico. La tragedia è avvenuta a circa 2.400 metri di quota, a Rio Negro, sulla sinistra dell'impianto di risalita. La valanga aveva un fronte di quasi ottanta metri. I soccorsi avevano impiegato alcune ore per individuare ed estrarre il corpo di Simone Caselli.
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