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IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE BPER FUTURA

Banche popolari, le proposte di Samorì per evitare le spa

Sul decreto di riforma delle dieci maggiori banche popolari italiane, in attesa delle valutazioni del governo sulle proposte di Assopopolari, è intervenuto ieri Gianpiero Samorì, esponente di Forza...

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Sul decreto di riforma delle dieci maggiori banche popolari italiane, in attesa delle valutazioni del governo sulle proposte di Assopopolari, è intervenuto ieri Gianpiero Samorì, esponente di Forza Italia e presidente di Bper Futura, l’associazione con cui l’avvocato modenese da tempo combatte la propria battaglia di minoranza nell’ambito di Banca Popolare dell’Emilia Romagna.

«Il sistema delle grandi banche popolari così com'è non funziona - ha detto Samorì - Ma ci sarebbe un'alternativa alla trasformazione di queste banche in società per azioni: l'imposizione di statuti che riportino le banche popolari al proprio ambito naturale».

Secondo l’esponente di Forza Italia «le banche popolari sono banche eccezionali, strumenti essenziali per veicolare l'economia reale. Il problema è che alcune di queste banche, per scelte errate del management, hanno deviato dalla loro missione. L'ingordigia, l'appetito e il senso di onnipotenza di alcune classi dirigenti hanno manipolato il sistema trasformando le banche popolari in banche universali, con interessi a livello nazionale e internazionale, allontanandole dal territorio e dal loro compito di rappresentarne le specificità e costruendo al contempo sistemi autoreferenziali di tipo feudale e nepotistico».

«Per fare tornare queste banche alla originaria missione - continua Samorì - l'alternativa alla trasformazione in spa potrebbe essere un cambio di statuto che stabilisca, per esempio, i termini della durata degli amministratori, che vieti agli amministratori di fare certe operazioni, che disponga l'impossibilità per i dirigenti pensionati di rivestire altre cariche nel Cda. Occorrerebbe distinguere le assemblee consentendo ai dipendenti di votare solo in un'assemblea separata per l'elezione di un loro rappresentante nel Cda ma non nella assemblea generale, ove il voto capitario andrebbe contemperato con il voto azionario. Questi semplici ma necessari accorgimenti - conclude Samorì - basterebbero per limitare gli abusi che in tutti questi anni sono stati perpetuati dalle dirigenze di alcune popolari e, forse, eviterebbero la loro conversione in spa».

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