Da assessora a notaia da oggi in Comune si dovrà scrivere così
La giunta Muzzarelli vara la “rivoluzione dei nomi comuni” Ci sarà un bando per insegnare la modulistica ai dipendenti
Avvocata, chirurga, notaia, assessora, difensora, evasora. No non vi trovate di fronte all’ennesima serie di strafalcioni che può capitare di leggere sui giornali. D’ora in poi queste parole dovranno diventare d’uso comune, per quanto riguarda gli atti comunali. Almeno sotto la guida della Giunta del sindaco Gian Carlo Muzzarelli. nel Municipio di Modena verrà infatti declinata al femminile la qualifica professionale se chi la possiede è donna, ma non solo: verrà abolita la regola del “plurale inclusivo”, che identifica in un maschile generico un gruppo composto da maschi e femmine. Quella che viene definita “evoluzione linguistica” che caratterizzerà i documenti comunali modenesi è prevista nell'atto di indirizzo per «l'uso del genere nel linguaggio amministrativo": approvato ieri in consiglio con il voto favorevole di Pd, Sel, Per me Modena, M5s, CambiaModena. Astenuto il gruppo Ncd e FI.
A fare da anfitrione (o bisogna scrivere “anfitriona”?) - l'assessore - ops scusate - assessora alle pari opportunità, Ingrid Caporioni (Sel). Il documento «Il documento impegna l’amministrazione a intraprendere un percorso di revisione del linguaggio, che metta in evidenza entrambi i generi, in tutta la modulistica del Comune, e la realizzazione di un corso di formazione per i funzionari sull’uso del linguaggio di genere». Il personale dell’amministrazione comunale dovrà quindi partecipare ad un apposito corso che avrà come finalità proprio la formazione per i funzionari sull'uso del linguaggio di genere. Questi corsi andranno organizzati, a spese dei modenesi, attraverso un bando che sarà aperto entro la fine di febbraio e si concluderanno entro l'inizio dell'estate. Non più semplicemente “consiglieri” o “lavoratori” nei documenti del Consiglio o nei moduli per permessi, malattie e qualunque altra situazione professionale, ma “consiglieri e consigliere”, “lavoratori/lavoratrici” e anche, seguendo lo stesso principio, avvocata, chirurga, notaia, assessora, difensora, evasora, amministratrice, ispettrice, declinando al femminile la qualifica professionale se chi la possiede è donna e abolendo la regola del cosiddetto plurale inclusivo che identifica in un maschile generico un gruppo composto da maschi e femmine. «È una decisione con la quale diamo il via a una vera e propria rivoluzione culturale – sostiene l’assessore - ops assessora - comunale alle Pari opportunità Ingrid Caporioni illustrando la delibera – e un impegno politico importante per le politiche di genere e le pari opportunità che coinvolge tutti gli assessorati». E Caporioni è apparsa orgogliosa nell’annunciare che Modena è la prima amministrazione in Emilia Romagna e tra le prime in Italia ad adottare un provvedimento di questo tipo che si configura come «uno strumento di azione politica per la realizzazione di una parità di fatto tra uomini e donne perché il linguaggio riflette la società che lo utilizza e la sua cultura, influenza il modo di pensare, di giudicare e di classificare la realtà. Se diciamo abitualmente maestra e dottoressa, perché non possiamo dire ingegnera o prefetta? Le parole che usiamo sono importanti per affermare la presenza normale delle donne nel mondo del lavoro e per renderle visibili e l’istituzione ha il compito di fare da traino, modificando per prima il suo linguaggio».
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