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Inchiesta Aemilia, entra in scena Taormina

Inchiesta Aemilia, entra in scena Taormina

L’avvocato difende Iaquinta. I sindacati parte civile ai processi e il caso Del Rio scuote il Governo

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L’ex calciatore della Nazionale Vincenzo Iaquinta, «titolare diporto d'armi», aveva messo da una decina d'anni le due pistole a casa del padre Giuseppe a Reggiolo, dove sono state trovate dentro una cassaforte, in una perquisizione dei carabinieri «perchè in casa da lui ci sono dei bambini», e perchè in quel periodo viveva a Torino e non aveva cassaforte. Lo spiega l'avvocato Carlo Taormina, che assiste sia l'ex calciatore sia il padre, arrestato nell'operazione Aemilia della Dda di Bologna. Per Taormina all’ex attaccante verranno contestate «cose di modestissima entità, cio probabilmente una contravvenzione per non aver denunciato lo spostamento delle due pistole, che erano lì da tanti anni».

Così, mentre proseguono indagini e interrogatori, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando sostiene che l’operazione Aemilia «dimostra che i controlli antimafia sulle aziende sono stati efficaci e non sterili».

Il ministro ha risposto così ieri alla Camera all'interrogazione delle deputate M5s Spadoni e Sarti, sulla maxi-inchiesta. Secondo le deputate grilline, l’operazione è invece la dimostrazione che in questi anni l'amministrazione politica emiliano-romagnola nella lotta alla 'Ndrangheta ha completamente fallito».

I grillini attaccano soprattutto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l’ex sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, chiedendone le dimissioni ed equiparandolo al sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, che ha definito il boss della Francesco Grande Aracri una persona educata. Giudizio tratto dalla deposizione che Delrio (allora sindaco di Reggio) rese nel 2012 nell’ambito dell'inchiesta che ha portato all'operazione Aemilia: «Ne emerge l’immagine di una persona sprovveduta e ignara di quanto gli accade intorno e inconsapevole di quanto potrebbe succedere», dicono i grillini che chiedono anche una ispezione europea sui 670milioni di euro messi a disposizione della Unione Europea e spesi in fretta e furia dalla Regione: «Non c'è alcuna rendicontazione puntuale pubblica di dove siano finiti quei soldi, e il sito Openricostruzione.it, tanto sbandierato in quanto a trasparenza, è fermo ad un anno fa. Per non parlare - afferma l’eurodeputato Affronte - dei siti dei singoli Comuni terremotati, quasi tutti bloccati al 2013 con poche eccezioni».

Intanto, accodandosi ad altri, inclusa la stessa Regione, i sindacati Cgil, Cisl e Uil regionali, insieme alle rispettive strutture territoriali di Parma, Reggio, Modena e Bologna, annunciano che «si costituiranno parte civile nel procedimento contro la ’Ndrangheta che scaturirà dall’inchiesta della »Dda».

I sindacati parlano dell’efficiacia dei protocolli per la legalità, in particolare quello relativo alla ricostruzione post terremoto». (ase)

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