«Sei ore alle medie? Gli alunni impareranno sempre meno»
«Far restare i ragazzini a scuola per sei ore consecutive di lezione costituisce un danno non solo per l'apprendimento ma anche uno stress che condanna chi studia a insufficienze gravi che mettono a...
«Far restare i ragazzini a scuola per sei ore consecutive di lezione costituisce un danno non solo per l'apprendimento ma anche uno stress che condanna chi studia a insufficienze gravi che mettono a rischio una corretta maturazione».
A sostenere questa tesi - già avanzata dal Comitato “Sei ore? No grazie” che si oppone all'orario-monstre nelle scuole medie Paoli - S.Carlo - è la dottoressa Maria Teresa Montevecchi, neuropsichiatra infantile, per quasi quarant'anni attiva nella sanità pubblica, dopo aver speso la sua professione tra ospedali, scuole e Servizio di Salute Mentale. La sua tesi ricalca quella espressa nell'ultimo numero della rivista Psicologia Contemporanea da Alberto Oliverio, uno dei più importanti specialisti di neuropedagogia a livello mondiale, autore di oltre 400 pubblicazioni. Ecco cosa pensa la dottoressa Montevecchi delle novità previste.
Giornate lunghe danneggiano l'apprendimento?
«Non c'è alcun dubbio dal punto di vista scientifico e dell'evidenza. Lo sanno bene i docenti che dopo la terza, quarta ora devono fare i conti con un deficit d'attenzione che cola a picco».
Come mai?
«L'apprendimento è il frutto di due operazioni mentali costituite da attenzione e memoria. Entrambe si accrescono dal settimo mese di vita sino a un massimo verso i vent'anni. L'età dell'adolescenza e della preadolescenza sono decisive per la maturazione, l'organizzazione mentale del sapere».
È una tesi condivisa dagli specialisti del settore?
«Assolutamente sì. La pedagogia si occupa delle tecniche per migliorare l'apprendimento e con le neuroscienze c'è un salto di qualità; ci sono metodologie scientifiche per misurare tutto questo. Oggi sappiamo bene che ci sono fattori che esaltano o deprimono le funzioni mentali che aiutano ad apprendere. Le emozioni positive, come la curiosità e una buona condizione psicofisica agiscono in senso positivo, stimolando la dopamina che sovrintende alle sensazioni di benessere e autostima. Viceversa lo stress, le molte ore di studio consecutive e la stanchezza inibiscono o rallentano i processi cognitivi».
Troppe nozioni tutte insieme che effetto fanno?
«Vengono ignorate. È come continuare a riempire d'acqua un secchio già pieno: esce tutto, a dispetto della professionalità e delle capacità d'insegnamento dei docenti. È una reazione del cervello che si difende. È inevitabile. Più l'orario si protrae, senza intervalli adeguati, e più le capacità di assimilare nozioni, mediate dalla dopamina, si affievoliscono sino a scomparire del tutto. E la dopamina è il più importante neurotrasmettitore».
Ci sono test che misurano la capacità di assimilazione?
«Le evidenze scientifiche dimostrano che per adolescenti di 15/16 anni la soglia d'attenzione scende precipitosamente dopo i primi 30, 45 minuti di lezione frontale; per i più piccoli la soglia è ancora più bassa. Dopo non è che non si debba più spiegar niente dalla cattedra, solo che un alleggerimento della pressione, con osservazioni argute, prove sperimentali, domande e così via, serve a stemperare l'attenzione e a far stabilizzare le conoscenze aquisite».
Dopo le giornate scolastiche di sei ore ci sarebbero i compiti a casa per quelle del giorno successivo
«Già, un problema dopo l'altro. Per i ragazzi di quell'età il bombardamento delle nozioni significa solo una noia programmata, un apprendimento in cui non si apprende: altro stress. E i ragazzi che tornano a casa nel pomeriggio cosa trovano? Genitori fuori a lavorare, il piatto messo da parte, il pasto da soli con la compagnia della tv, le stanze vuote. E il pomeriggio ancora una sovraeccitazione per gli stimoli, banali e incessanti, di apparecchi elettronici. Ma, come ben sanno i docenti, l'apprendimento è fatto di tranquillità, lentezza e concentrazione. Eppure la scuola, se vuole, oggi è rimasta l'unica agenzia che può garantire l'apprendimento con queste condizioni. L'accelerazione dell'apprendimento, come nel caso delle sei ore senza quasi intervallo, fa mancare queste occasioni».
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