Gazzetta di Modena

Modena

La lotta tra ’ndranghetisti e napoletani

di Francesco Dondi
La lotta tra ’ndranghetisti e napoletani

Ravarino. Territorio conteso tra mafie. Mancuso agli esattori partenopei: «Dovete chiedere permesso a noi calabresi»

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RAVARINO. Di come la ’ndrangheta, decapitata nell’operazione “Aemilia”, avesse il controllo completo del territorio lo dimostrano alcuni passaggi intercettati di Vincenzo Mancuso, il ravarinese in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. Il 50enne, piuttosto noto a Sozzigalli dove aveva un magazzino edile e dove in tanti lo ricordano come una persona sempre ben vestita e con tanti soldi in tasca, esplicita, in un paio di conversazioni, la potenza ndranghetistica in zona e la sua appartenenza alla locale cutrese.

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«Ne uscite morti in 50»

Mancuso sarebbe debitore di un’ingente somma - si parlerà di 80mila euro - nei confronti di un albanese per un lavoro già completato. Lo straniero sollecita il ravarinese, spalleggiato da un napoletano, il quale - telefonicamente - gli rivolge pesanti insulti e minacce. Mancuso, intimorito, si rivolge ad Antonio Gualtieri (il nuovo uomo di collegamento tra i vertici dei Grandi Aracri e l’area emiliana), spiegandogli che la vicenda riguarda “la zona di Reggio”, cioè il fortino economico ed operativo della locale. Gualtieri non ci pensa su, si fa dare il numero dell’albanese e lo contatta.

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«Si è recato sul posto ed erano in 5 loro - racconta Mancuso al telefono con un terzo soggetto - Mentre lui da solo. Allora l’albanese gli ha detto: sì perché lui mi deve dare 80.000 euro. Ma ti può anche dover dare 120. Tanto non te li dà. È inutile che ti strilli e urli. Quindi stai a casa tua, fai l'uomo. Lo zio è andato da solo?».

Ancora più crudo è il ricordo fatto da Gualtieri. L’albanese “era venuto con 5 napoletani. Io ero con un amico, gli ho detto: “qua soldi non se ne prendono neanche un centesimo! E se andate là (da Mancuso, ndr) cinque ce ne siete, dieci ne morite. Gli ho detto: “non alzare la voce!”. Poi scendono sti quattro napoletani, prima un napoletano era sceso con lui. Gli ho detto: “sentite un po’, qua cinque ne siete venuti, qua se ne vanno morte 50 persone. Ma vai e vattene via di qua, gli ho detto “senti un po’ che ti arriva un bagno di sangue in testa”.

La supremazia calabrese

Gualtieri e Mancuso, che in passato era finito al centro di un’inchiesta per droga in Romagna, rivendicano la supremazia territoriale della locale. Lo si evince da un’altra intercettazione in cui parlano ancora dei napoletani.

“Senti un po' - dice Gualtieri - ma se noi no? Andiamo in giro per il mondo a cercare soldi no?”.

E “voi venite voi da noi?”, replica Mancuso.

“Ora venite voi da noi… da noi! In casa nostra!”, rilancia Gualtieri e il ravarinese ribadisce: “noi andiamo in giro cercando a chi dobbiamo rubarli e lui adesso viene da noi, vengono”.

I napoletani si inchinano

Il passaggio più importante ed esplicito lo fa poi Mancuso quando ha un incontro con i napoletani, esattori di credito per conto dell’albanese. L’intercettazione evidenzia - spiegano gli investigatori - come per “esigere un credito da un soggetto riconducibile ad un’altra consorteria, era necessario chiedere l’autorizzazione "alle persone del posto", ossia ai referenti territoriali dell’organizzazione mafiosa”.

«Una cosa - dice Mancuso ai napoletani durante un incontro - noi siamo calabresi. Se dobbiamo andare a casa di un napoletano a chiedere soldi prima ci andiamo ad informare dov’è la persona, poi andiamo dalle persone del posto e chiediamo permesso se possiamo andare a casa di quello».

E i napoletani chiedono scusa: «Vincè - rispondono a Mancuso - se è così io ti chiedo scusa!».

Ma il ravarinese infierisce, ribandendo la superiorità ndranghetistica: “ tu scusa a me non devi chiedere, però se dovete andare a fare recupero crediti prima vedete dove andate a sbattere!”.

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