Gazzetta di Modena

Modena

Lingua di genere? Costa 5mila euro

Lingua di genere? Costa 5mila euro

Caporioni: è il budget per un progetto rivoluzionario. Venti i dirigenti coinvolti

2 MINUTI DI LETTURA





«È una vera e propria rivoluzione del linguaggio che avrà fondamentali riverberi sulla vita pratica delle donne e della società. Il mio assessorato ha un budget talmente risicato che per il bando e per l'avvio della procedura impiegheremo poche migliaia di euro, meno di cinquemila». L'assessora, come lei vuole si dica, alle pari opportunità del Comune Ingrid Caporioni (Sel) spiega cosa accadrà dopo l'approvazione in Consiglio dell'atto che impone nella burocrazia l'uso del linguaggio di genere.

Ci saranno anche altri costi? Cambiare tutto costa.

«Ho un budget ristrettissimo per tutto l'assessorato, dunque pochissimo per un progetto importante a cui lavoro da tanto. Modena comunque non parte da zero, c'è da anni un grosso sostegno delle associazioni. In ogni caso nei cinquemila euro è compresa la scelta di una persona che formerà i funzionari sull'uso del linguaggio di genere in ambito burocratico, intanto partiamo con una ventina di dirigenti che attraverso un laboratorio apprenderanno come redigere un documento con il giusto linguaggio».

Prevede un controllo una volta partito il processo?

«Certo a maggio faremo il punto, ne parleremo in Consiglio analizzando anche le criticità e io penserei pure a un convegno con la linguista dell'Università Cecilia Robustelli».

Modena è il primo Comune che attua questa azione?

«No, già da alcuni anni lo fa il Comune di Firenze e pochissimi altri in Italia, noi siamo i primi in Emilia Romagna. Lo scorso anno il Parlamento presieduto da Laura Boldrini di Sel, molto sensibile a questi argomenti, ha ratificato questa direttiva internazionale».

Non teme di essere accusata di occuparsi di problemi inutili?

«Assolutamente nessuna paura, anche se ricevo molte battute su un tema fondamentale anche perché si intreccia ai problemi di violenze sulla donna. In ogni caso nella giunta Muzzarelli le questioni si discutono collegialmente senza divisioni settoriali».

Ma devono essere gli enti pubblici, in crisi, a pensare a queste cose?

«Non ci inventiamo nulla, già da anni l'Accademia della Crusca ne parla, in ogni caso non ho alcun timore a dire che i cambiamenti del linguaggio si riverberano in tutta la società. Alla lunga ad esempio dovranno cambiare anche i libri di scuola. Per questo se ne occupano gli enti locali: è un processo lungo, porterà anche miglioramenti economici alle donne. Vuole esempi?».

Certo.

«Al di là del fatto che tanti mi fanno ancora la battuta vecchia di architetto/architetta, chiedo perché si deve dire solo tata e non tato? L'italiano non è come latino e inglese, non c'è il neutro quindi dobbiamo dire assessora, prefetta, ingegnera».

Stefano Luppi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google