Offese alla Kyenge: il Senato e il Pd assolvono Calderoli
Voto a maggioranza della commissione per le immunità L’ex ministro: insulto all’intero Paese. Imbarazzo tra i Dem
Si riaccende il caso degli insulti rivolti dal senatore della Lega Calderoli in un comizio a Treviglio, all’ex ministro Pd Kyenge. Ad inasprire nuovamente la polemica la decisione della giunta per le immunità parlamentari che a maggioranza, Pd compreso, ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere contro Calderoli, che era stata avanzata dal M5s. Immediata la reazione della Kyenge e di numerosi esponenti politici a partire da diversi colleghi di partito dell’ex ministro. «Se i senatori del Pd in commissione si sono espressi contro l'autorizzazione, evidentemente quest'argomento è mal conosciuto da parte di tanti. Se poi l'abbiano fatto con calcoli elettorali troverei la cosa ancora più grave» ha commentato con amarezza la Kyenge in un’intervista a Repubblica. «Ma io vado avanti - ha precisato - adesso dovrà esprimersi l'Aula, spero che questo sia stato solo un incidente di percorso. Se una persona che rappresenta le istituzioni può insultare chiunque mi chiedo: chi protegge i deboli in questo Paese? Si sta creando un precedente molto pericoloso». Appresa la notizia della non perseguibilità «sono stata sorpresa - aggiunge - Poi triste. Non per me. Vorrei uscire da questa logica perché non stiamo valutando Calderoli come persona. Io lui l'ho perdonato. Quello che bisogna capire è se queste parole possano essere usate in un dibattito politico normale o se siano espressioni razziste. Non è compito del Senato assolvere Calderoli. È come se quell'insulto fosse stato fatto a un paese intero per la seconda volta. Mi rammarica la mancanza di coraggio della classe politica e delle istituzioni». Immediata la reazione sulla vicenda da parte del M5s, di Scelta civica e di alcuni esponenti Pd come il deputato Kalid Chaouki che dice «confidiamo in una presa di posizione netta del Senato affinchè si corregga l’errore prodotto dalla giunta», il vice-presidente del parlamento europeo, David Sassoli e Patrizia Toia per i parlamentari europei. Il deputato modenese Edoardo Patriarca critica l’esponente leghista dicendo che: «Giunta o non giunta Calderoli si è condannato da solo». Interviene anche il capogruppo Pd nella Giunta delle elezioni e immunità parlamentari: Giuseppe Cucca, si “destreggia” nell’imbarazzante situazione rimarcando che «La condanna politica del gruppo al Senato sulle gravi affermazioni di Roberto Calderoli è stata più volte espressa con parole forti e nette», ma che «Nelle gravi parole di Calderoli sussistono tutti gli estremi del reato di diffamazione, perseguibile solo a querela di parte che però non è stata presentata. Successivamente al senatore è stata contestata l'istigazione all'odio razziale che invece è perseguibile d'Ufficio... La Giunta delle immunità ha ritenuto che la fattispecie dell'istigazione all'odio razziale non sussistesse».
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