«Sì e no, ma evitiamo il superfluo»
Fabio Marri, docente di linguistica, analizza la novità in Comune
Una rivoluzione culturale secondo l’assessora Ingrid Caprioni. Solo una questione formale, accademica, molta teoria e poca pratica, secondo altri. Ma cosa ne pensa un esperto di linguistica del new deal “di genere” della burocrazia comunale. Lo abbiamo chiesto al professor Fabio Marri, modenese, docente di Linguistica italiana alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. «Sono in parte d’accordo e in parte no - spiega Marri - almeno stando a quanto ho letto di questa novità sui siti dei giornali. Ad esempio su parole come avvocata e notaia sono d'accordo e io stesso le uso, pur sapendo di essere per ora minoritario. “Orsù dunque avvocata nostra” lo dice da secoli la “Salve regina”. E ci aggiungo deputata. Su chirurga e difensora, ci adatteremo (anche se preferirei “difenditirice”, come attrice e non attora, direttrice e non direttora (malgrado il contrario parere di Norma Rangeri). E ci aggiungo ministra, termine su cui i ministri-donna oggi e ieri al governo sono indecisi». E i punti in disaccordo? «Non sono d’accordo - prosegue Marri - sul fatto che, come dice Caporioni, “verrà abolita la regola del plurale inclusivo, che identifica in un maschile generico un gruppo composto da maschi e femmine”; il maschile, dicono i testi di linguistica italiana, è il genere “non marcato”, cioè comprende anche il femminile. “Nella shoah morirono 6 milioni di ebrei”, include anche le ebree. Invece il femminile è il genere “connotato, marcato”: sei milioni di ebree sarebbero solo le donne. Gli assessori della giunta Muzzarelli sono tutti; le assessore sarebbero solo le donne. Dire assessori e assessore (come purtroppo anche molti colleghi di università dicono “studenti e studentesse”) è pletorico, superfluo. Nessuno osa dire per ora “docenti e docentesse”. È già pletorico dire “i e le docenti”. Eppoi a me dà fastidio anche l'uso di “genere” invece di “sesso”. Da un lato si ha paura, usando “sesso”, di dire una parolaccia; dall'altro - che a mio parere è più grave - scimmiottando l'americano Gender, si vuol insinuare l'idea che il “genere” sia una cosa che l'individuo può scegliersi... Mi pare che qualche mese fa un libro scolastico che insinuava cose del genere sia stato ritirato dal ministero. E poi a che “genere” ascriveremo Luxuria o Platinette? Come si diceva, la Costituzione parla di “distinzioni di sesso” (non di genere). La riformeremo sebbene sia “la più bella del mondo”? A proposito: non trovo menzione all'uso dell'articolo davanti al cognome femminile. Sarà vietato dire “la Caporioni”?».
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