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Il blackout è nella comunicazione

Il blackout è nella comunicazione

Pressoché impossibile parlare con il call center di Enel e anche i Comuni latitano

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Senza luce, con tutti i disagi che ne derivano, e senz’acqua. Sono tantissimi i cittadini, in numerosi punti della provincia, che si trovano a vivere isolati da giorni. Enel ed Hera vengono subissati dalle telefonate da parte di chi vuole una risposta sul ripristino della normalità nelle utenze, ma sono parecchi i cittadini infastiditi dalla mancata risposta o dal tono con cui qualche operatore Enel - quando si ha la fortuna di ottenere risposta - si rivolge ai cittadini in difficoltà.

«L’operatrice dell’Enel mi ha addirittura suggerito di mettere il cibo, che ormai è completamente scongelato, in mezzo alla neve così posso evitare di buttarlo via - racconta una residente di Campazzo, Nonantola - Io mi sono sentita presa in giro».

Da parte propria Hera fa sapere che, soltanto venerdì, sono arrivate 8mila chiamate al telecontrollo elettrico, rispetto a una media di 100 chiamate giornaliere. Al telecontrollo reti e fluidi sono pervenute ulteriori 7mila chiamate di pronto intervento, di cui oltre il 77% relative al servizio idrico. Hera tra venerdì notte e ieri mattina ha ripristinato il servizio elettrico a oltre 1.900 utenze. Sono state riaperte a Modena e in alcuni paesi le stazioni ecologiche e sono in corso di regolarizzazione i servizi di raccolta rifiuti. I numeri a cui fare riferimento per i servizi di pronto intervento Hera, gratuiti e attivi 24 ore su 24, tutti i giorni sono energia elettrica: 800.999. 010; acqua e fognature: 800 713 900; gas: 800 713 666 e teleriscaldamento: 800 713 699.

Un caso singolare si è verificato a Sant’Antonio in Mercadello dove, come denuncia un residente, nessuno si è preoccupato di avvertire la popolazione della mancanza di corrente. «Per oltre 24 ore al buio e al freddo e senza comunicazioni ufficiali chiare: una situazione di cui c’è da vergognarsi - sostiene - Enel non ha mai risposto al telefono e il Comune ha inviato qualche addetto della protezione civile solo dopo molte ore. Tanti anziani, anche in alloggi di fortuna, non sapevano cosa stesse accadendo. Non mi pare il modo giusto di organizzarsi in un momento di emergenza». (s.a.)

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