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Comincia la corsa agli emendamenti

Primo scoglio la compattezza della maggioranza, grillini scatenati: «Eliminare i servizi accessori»

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La discussione deve ancora iniziare ufficialmente. Ci sarà tempo fino al 24 febbraio per presentare gli emendamenti. E soprattutto. Chi li presenterà? Muzzarelli ci mette la firma che il Pd, anzi tutta la maggioranza, non andranno a porre problemi sull’aumento delle tasse, che è il dato più dolente della manovra: «Nessuno ha posto problemi durante le discussioni sui documenti», ha spiegato Muzzarelli. Sarà, ma tra i consiglieri non c’è questa certezza, sebbene tra “il dire e il fare ci sia ancora un mare di mezzo”. Qualcuno avrà il coraggio di mettere il primo “bastone amico” tra le ruote del sindaco?

Intanto Paolo Trande, capogruppo, ci mette il classico “fermino”: «Valuteremo il dettaglio dei risparmi e delle nuove entrate, che faremo nella maniera più equa possibile, non escludendo di poter contribuire a modificare questa o quella specifica politica ma l'impianto e gli assi strategici del bilancio 2015/2017 del Comune di Modena, appaiono, ad una forza della sinistra riformista come il Pd, solidi e convincenti. Si tratta di una manovra equilibrata con un forte e chiaro sforzo per il mantenimento dei livelli di coesione sociale, il rafforzamento degli investimenti e l'affiancamento agli ancora deboli segnali di ripresa che si stanno manifestando anche nel nostro territorio».

Non è dello stesso avviso il Movimento Cinquestelle: «In Consiglio la maggioranza ha presentato il documento - il Dup, il documento unico di programmazione - come l’unica strada possibile per fronteggiare la situazione, come il perfetto equilibrio tra le diverse esigenze, come il testo che meglio disegna l’idea di città che il Pd ha in mente per il prossimo futuro, come il programma di allenamento più adatto per modellare il fisico del Comune in modo che possa affrontare le sfide a venire. Non erano mancate poi, nei giorni precedenti, le rassicurazioni: in fondo le tasse sono inferiori a quelle pagate nel 2012. Come M5S siamo partiti proprio da questa frase: perché mai prendere come riferimento l’anno 2012, quando le normative sulla tassazione degli immobili erano abbastanza diverse da quelle di oggi? Effettivamente rispetto ad allora le imposte sul patrimonio dovrebbero diminuire (di poco), ma perché dovrebbe tranquillizzarci questo paragone? Se prendiamo il 2011, le tasse in questione aumentano di quasi 30 milioni, se prendiamo il 2014 aumentano dei famosi 9. In Italia il federalismo fiscale è stato fatto senza un pezzo importante: la diminuzione delle tasse verso lo Stato centrale. Da qualunque lato la si guardi, assistiamo ad un accanimento incredibile sulla tassazione dei cittadini in questi ultimi anni. Occorre una vera e propria spending review che vada a eliminare quelli che sono servizi/attività non fondamentali unita a un progetto di riorganizzazione strategica che tocchi anche le partecipate». (d.b.)

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