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caso cardiologia

«Condannate la prof. Modena»

di Carlo Gregori
«Condannate la prof. Modena»

Il pm Niccolini chiede 6 anni e mezzo di reclusione: «È colpevole anche di corruzione»

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Sei anni e sei mesi di carcere: è questa la richiesta formulata dal sostituto procuratore Marco Niccolini al termine di una requisitoria-maratona - durata dalle 10 alle 19 di ieri compresa una pausa pranzo - contro la professoressa Maria Grazia Modena, la ex direttrice di Cardiologia imputata per associazione a delinquere, corruzione, abuso di ufficio, falso e violazione di disposizioni legali in campo medico. Il pm Nicoclini ha snocciolato decine di episodi che erano stati al centro della sua maxi-inchiesta “Camici sporchi” incentrata sulle attività illegali che avvenivano dal 2009 al 2012 dentro la Struttura complessa di Cardiologia del Policlinico all’epoca diretta proprio dalla Modena. Niccolini ha sostenuto la colpevolezza della cardiologa per tutti gli episodi tranne due non abbastanza provati.

Nel corso della la esposizione, avvenuta a porte chiuse durante il processo con rito abbreviato chiesto dai legali della dottoressa - gli avvocati Luigi Stortoni e Massimiliano Iovino - il pm non ha portato elementi nuovi rispetto alla ricostruzione fornita in sede di ricapitolazione al momento della conclusione delle indagini. Un punto importante è rimasto però l’accusa di corruzione. Si era detto che la Modena non ha mai percepito denari dalle sovvenzioni occulte delle case biomedicali che fornivano sottobanco le apparecchiature da utilizzare nelle sperimentazioni abusive e che poi venivano occultamente presentate in modo favorevole su pubblicazioni scientifiche. Lo stesso Niccolini aveva scritto che per la Modena si configurava piuttosto una ricerca di ulteriore prestigio moltiplicato da un numero elevato di pubblicazioni scientifiche “manipolate” che consolidavano la sua carriera. Tutto vero, però resta però l’accusa di corruzione dato che sarebbe stata favorita dalla sua direzione, anche se di fatto perpetrata da altri imputati. Ieri la Modena è comparsa di buon’ora in corso Canalgrande apparendo tranquilla anche davanti ai fotografi che l’aspettavano. Ha partecipato al suo processo, così come aveva fatto anche alle precedenti udienze davanti al gup Andrea Romito senza mai fare commenti pubblici. La sua strategia è stata di affrontare faccia a faccia la sua causa chiedendo il rito abbreviato: da un lato le garantisce un possibile “sconto” di un terzo di una eventuale pena e le porte chiuse davanti all’opinione pubblica riguardo agli episodi che le vengono contestati quale direttrice di una importante struttura sanitaria (che in ha sofferto di un forte calo di pazienti, in conseguenza dello scandalo); dall’altro, è il gesto compiuto a testa alta da una docente universitaria che ha sempre rivendicato la sua estraneità alle accuse, anche quando venne arrestata nella retata dei Nas del novembre 2012.

Ieri davanti al gup Romito si è trattato anche un secondo processo con rito abbreviato: quello del dottor Alessandro Mauriello, un medico romano che costituisce una figura minore tra i 34 imputati (persone fisiche) di questa maxi udienza preliminare. Si tratta di un medico in servizio al Policlinico di Roma Tor Vergata accusato anche di aver impiegato cadaveri umani per dissezioni non autorizzate nell’abito di esperimenti illegali. Il pm per lui ha chiesto sei mesi di carcere e per altri capi di imputazione l’assoluzione.

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