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Baby modelli, boom in passerella

di Maria Vittoria Melchioni
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Pitti Bimbo a Firenze ha visto sfilare molri modenesi. L'agenzia Hansel e Gretel spiega come funziona il mondo dei piccoli indossatori

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L’edizione di Pitti Bimbo che si è recentemente svolta a Firenze, non solo ha segnato un grande successo per i nostri numerosi brand presenti, ma è stata anche la prima in cui è esploso il boom dei baby modelli modenesi. Alcuni défilé hanno visto la presenza di ben 8 bimbi modenesi su 20, di cui buona parte stranieri. Regista di questo exploit è Cecilia Montanari, titolare dell’agenzia per piccoli modelli “Hansel & Gretel” che ha sede nella centralissima via Mondatora.

 

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Cecilia finalmente i grandi brand si sono accorti della bellezza dei nostri bambini?
«Sì. Finalmente siamo riusciti ad entrare nel giro che conta, per così dire, ma la competizione con le grandi agenzie milanesi è sempre alta. Diciamo che siamo un buon avamposto e che lavoriamo in sincronia con loro per poi realizzare show professionali, d’impatto e molto divertenti anche ad eventi di rilievo come per esempio Pitti a Firenze».
Ci spiega qual è l’iter che un baby modello deve fare per poter sfilare a Pitti?
«I brand fanno richieste molto precise che, in primis, riguardo l’aspetto fisico, poi la spigliatezza perché è importante che i bimbi si sentano a proprio agio in passerella e che prendano questa esperienza come un gioco, però con la consapevolezza di lavorare “come un grande”. Infine bisogna aderire alle misure necessarie per indossare la collezione che sfilerà all’evento in programma. Una volta che tutti questi requisiti sono soddisfatti, si passa all’invio del materiale fotografico che ogni bimbo ha a disposizione. Dopo una prima scrematura basata sulle foto, viene fatto un incontro per vedere i piccoli modelli di persona. Passata anche questa selezione, si giunge al traguardo e si entra a far parte dell’ingranaggio della sfilata che prevede il fitting (cioè la prova degli abiti con cui si andrà in passerella), le foto, le prove ed infine lo show».
Milano resta una tappa quasi obbligatoria. Quali sono i pro e i contro?
«Partiamo dai contro. Purtroppo quando qualche bimbo iscritto alla mia agenzia viene selezionato da qualche brand che ha l’agenzia di comunicazione a Milano, i genitori non sempre hanno voglia o tempo di fare il viaggio e capita così di perdere l’opportunità di lavoro. Non siamo ancora riusciti a perdere quella mentalità per la quale l’attività di modello dei propri figli non sia una priorità, non sia vista come una fonte di guadagno senza richiedere grandi sforzi ai bambini. Qui viene dopo la scuola, lo sport, le attività ricreative, il lavoro dei genitori. Solo dopo tutto ciò ci sono i casting e la moda, mentre in altre realtà più grandi le mamme sono molto più proiettate verso il fashion system. I pro è che da loro è un’attività già molto avviata, il giro di offerte è molto ampio e la professionalità è a livelli davvero alti».
Quali sono le novità proposte dalla sua agenzia per agevolare questo cambiamento di mentalità ?
«Prima di tutto ho tolto il vincolo dell’ iscrizione prima dell’inizio di ogni attività. Ora propongo una prova di sei mesi a 30 euro, durante la quale testiamo se il bambino o la bambina ha davvero voglia di fare il modello, come si comporta davanti all’obiettivo, se è sciolto o meno in passerella. Al termine dei sei mesi si deciderà se continuare e quindi fare un composit da far visionare ai clienti ed entrare nel circuito dei casting e di conseguenza iscriversi alla mia agenzia».
Quanto viene pagato un baby modello?
«Solitamente per un catalogo la remunerazione va dai 150 ai 300 euro. Per una sfilata attorno ai 200 euro netti di commissione di agenzia che è il 20% e delle ritenute, per uno spot pubblicitario si parte dai 500 euro. Poi ci sono anche case di moda che regalano solamente gli outfit indossati dai piccoli durante il lavoro per il quale sono stati scelti».
Quali sono le fasce di età più richieste?
«Il neonato è molto richiesto per foto pubblicitarie e look book, i cataloghi per intenderci. Poi si passa alla fascia dai quattro agli otto anni, mentre per le sfilate solitamente si parte dai cinque e mezzo, sei ai dieci. Dopo i dieci la richiesta cala vertiginosamente, ma subentrano le richieste per gli spot pubblicitari per la tv».DI mARIA vITTORIA mELCHIONI

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