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Donne deportate, testimonianze da Fossoli

Donne deportate, testimonianze da Fossoli

Presentata una ricerca all’ex Campo di via Remesina. Il monito: «Che questo non accada mai più»

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Un volume particolarmente interessante e, per certi versi, attuale. Si tratta di “Le deportazioni femminili dall’Italia tra storia e memoria” di Alessandra Chiappano (edito da Unicopli). Prematuramente scomparsa nel 2012 la Chiappano, docente comandata presso l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI), si è a lungo dedicata allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della storia della Shoah, dell’antifascismo, della deportazione politica, nonché all’esplorazione della loro memoria anche attraverso l’impegno in numerosi progetti nazionali e internazionali per la didattica e la formazione degli studenti e degli insegnanti. I suoi lavori hanno considerevolmente arricchito le conoscenze in materia di deportazione femminile dall’Italia e proprio a questo aspetto, così delicato e su cui ancora tanto è da scrivere e indagare, è dedicato il libro presentato e spiegato nei giorni scorsi dalla prof. Nadia Baiesi dell’associazione LandiS. «Si tratta di un volume connotato da una forte intenzione educativa – ha spiegato – in grado di fornire strumenti di riflessione in merito alla specificità femminile della deportazione la quale sì, esiste: sia ad un livello orale che ad uno scritto e, soprattutto, ad un livello del non detto, ad esempio relativamente a un argomento in merito al quale le donne hanno molta reticenza, quello della violenza gestita dalle donne stesse nei campi, oppure quello che riguarda la presenza dei bambini o la gravidanza e il parto lì trascorsi e vissuti. Il quadro della deportazione al femminile è molto complesso – ha continuato Nadia Baiesi – e riguarda sia la permanenza nei campi sia la fase del ritorno a casa, quando molte donne divenivano oggetto sguardi anche scabrosi, proprio in virtù del loro essere sopravvissute». Ma come trasformare l’incontro con memorie tanto dolorose in qualcosa che porti speranza? «Al ritorno i testimoni dicevano “mai più. Che questo non accada mai più” – ha risposto la Baiesi – dunque svelare i meccanismi che hanno portato a quanto accaduto possono dare maggiore corpo a questo “mai più”».

Valeria Cammarota

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