In trincea negli anni delle lotte sindacali
Lo ricorda uno degli attivisti della Cgil, suo antagonista: «Era capace anche se fermo sulle sue idee»
I decenni in cui Crotti fondò la sua Silan a Carpi furono durissimi dal punto di vista delle lotte sindacali.
Gli anni Settanta furono particolarmente densi di trattative estenuanti e Renato Crotti li ricorda così, in un sunto di uno dei suoi libri, che viene anche riportato dal sito personale e ufficiale dell’imprenditore www.renatocrotti.it.
«Furono anni di scioperi di tutti i tipi e di sabotaggi: mi impedivano di approntare i campionari, lasciavano marcire i tessuti nelle vasche di tintura, minacciavano i capireparto». Uno dei protagonisti di quegli anni, dall’altra parte della barricata, è stato Leonello Forlani, allora responsabile della Cgil per il tessile abbigliamento.
«Io e Crotti siamo stati un po’ nemici in quegli anni di trattative sindacali – racconta Forlani, dalla sua abitazione di via Marco Polo ricordando l’imprenditore – Ognuno stava dalla sua parte e difendeva con molta energia le sue idee. Al di là delle posizioni contrapposte, comunque, Crotti è stato un industriale vero, un capitano di industria capace, nonché un carpigiano fiero di esserlo. Posso affermare questo nonostante ci siamo scontrati tantissimo, io e lui. Aveva tre fabbriche, una a Carpi, una a Bergamo, l’altra a Rovigo: ho seguito tutte le trattative, condotte insieme a Romano Artioli, sindacalista Cisl scomparso qualche giorno fa, peraltro. Abbiamo ancora una foto di un picchetto davanti alla Silan: un’immagine divenuta un simbolo, un emblema, delle guerre sindacali. Ricordo che una volta dopo 18/20 ore di trattativa Crotti mi chiese: a che punto siete? Io gli ho risposto “ti do una scranata” (ti butto addosso una sedia, ndr) perché stava a lui decidere. Era lui che doveva dire di sì. Un’altra volta, abbiamo organizzato un presidio con un pullmino che è rimasto quasi due mesi davanti alla sede della Silan. Giorno e notte. Lottavamo per il contratto aziendale e lui non voleva accondiscendere alle nostre ragioni, perché diceva che spendere dei soldi era dura. Con Crotti ho partecipato a tantissime trattative: quando c’era da decidere veniva lui. Quando, invece, decideva di non partecipare, non si partiva neanche perché tanto si andava a perdere del tempo e significava che non aveva alcuna intenzione di concludere» conclude Forlani.
Serena Arbizzi
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