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La Patria contro lo stadio: «Non potete sfrattarci»

di Rino Filippin
La Patria contro lo stadio: «Non potete sfrattarci»

Bocciata la proposta di installare una struttura modulare in via Nuova Ponente Gli allenatori: «La pista non si tocca». Chiesto un incontro chiarificatore al sindaco

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Molte perplessità, ma anche sdegno e rabbia negli ambienti dell’atletica leggera carpigiana all’indomani della notizia su un progetto che il Carpi Calcio starebbe valutando per uno stadio mobile da installare dove c’è la pista intitolata a Dorando Pietri.

Se i Biancorossi accederanno alla serie A (e l’ipotesi si va facendo setimana dopo settimana più concreta), potrebbe, insomma, scattare lo sfratto per i “runner”. Il Cabassi, infatti, non risulta adeguato e la possibilità di montare uno stadio in affitto parrebbe essere una soluzione tutto sommato accettabile per costi e tempi di montaggio. Con il vantaggio che i tifosi per seguire la loro squadra del cuore nelle partite casalinghe non dovrebbero affrontare scomodi viaggi (Parma? Modena?).

«Per quanto mi riguarda - dice Paola Salati, allenatrice professionale alla Patria Atletica oltre che dirigente dell’Uisp - sono fortemente contraria al progetto. Ma come, dopo che abbiamo aspettato per 20 anni la nostra pista, i nostri spazi per allenare, adesso arriva il Carpi e noi dobbiamo traslocare? È assurdo. Poi, traslocare dove? Ho sentito parlare di un ritorno al Cabassi, ma là le misure non sarebbero regolamentari. La prima corsia è più corta di tre metri e di conseguenza addio alle gare della federazione. Non è giusto essere trattati così. Vorrei sottolineare che il duro lavoro che stiamo facendo da anni ci ha portato a raccogliere i primi frutti con Simone Pettenati invitato ai campionati mondiali juniore e Elena Ventuta Degli Esposti sul podio dei 400 metri a ostacoli ai campionati italiani». Cristina Luppi, presidente della società sportiva, sostiene che sul presunto progetto dello stadio mobile non vi sono certezze. «Si tratta di voci, ma per capire esattamente cosa c’è sul tavolo - spiega Luppi - abbiamo chiesto un incontro al sindaco Bellelli».

Molto arrabbiato, invece, Bruno Bassoli, stella del Coni al merito sportivo, da 50 anni alla Patria come allenatore di mezzofondisti: «Ma quello che dico - commenta l’82enne con una tempra d’acciaio - è a titolo personale: è demenziale che una simile proposta sia anche solo stata ipotizzata. Non è possibile che per accontentare una squadra professionistica si faccia chiudere una società sportiva come la nostra con oltre 100 atleti e molte centinaia di appassionati che ogni settimana frequentano il campo di via Nuova Ponente. Mi irrita anche il fatto che alla Consulta non se ne sia parlato».

E il presidente di quest’ultima Nilo Diacci: «Penso siano solo chiacchiere e che poi alla fine non se ne farà nulla. Lo stadio modulare, se proprio lo vogliono realizzare, lo devono fare nei terreni di Gaudì: Bonacini ha tutto ciò che serve».

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