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«Nocciolo duro di azionisti per contrastare le scalate»

di Stefano Turcato
«Nocciolo duro di azionisti per contrastare le scalate»

«Difficile la stabilità di governance con 90mila soci: con questa soluzione si evita che arrivi un Fondo e compri la banca». «Torneremo a dare dividendi»

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Un Piano triennale 2015 - 2017 che possa razionalizzare ulteriormente i costi e «tornare rapidamente a distribuire un dividendo stabile e crescente ai nostri azionisti». Un Piano che procede nonostante la mazzata terrificante per mano del governo Renzi con la riforma delle banche popolari. E dalla quale Bper si sta già rialzando per opporsi con una strategia che da una parte prevede, tramite Assopopolari, una trattativa col governo per rivedere parzialmente il decreto, e dall’altra l’obiettivo di costituire, se i tempi stretti lo consentiranno, un gruppo massiccio di azionisti in grado di resistere a eventuali scalate dall’esterno anche dopo la trasformazione in società per azioni.

Un Piano triennale che prevede la razionalizzazione delle filiali, con 130 chiusure, e l’uscita di 581 lavoratori in massima parte mediante prepensionamenti, lungo la direttrice di una tradizione che in Bper ha sempre evitato pesanti conflitti sindacali.

L’amministratore delegato Alessandro Vandelli e la sua squadra sono stati impegnati ieri in una doppia presentazione del Piano triennale, a Milano in mattinata e a Modena nel pomeriggio, un Piano da cui esce la promessa di ritornare a garantire soddisfazioni per gli azionisti: «Credo molto - ha detto Vandelli - al principio che chi investe in un'azienda debba avere vantaggi anche sotto forma di dividendi».

Inevitabile che al centro dell’attenzione sia sempre stata l’incombente riforma delle Popolari. E Vandelli non si è sottratto a fornire le proprie opinioni: «È molto difficile avere una stabilità di governance con 90mila azionisti se Bper diventa spa», e quindi Vandelli chiarisce: «La mia idea è che serva avere un gruppo di azionisti stabili, un nocciolo duro che possa garantire la stabilità di governance ed evitare che un Fondo come ce ne sono tanti nel mondo possa arrivare con i soldi e prendersi il controllo della banca». Vandelli ammette che «è molto difficile pensare di tornare al passato rispetto alla trasformazione in spa imposta dal governo, visti gli atteggiamenti attuali». Ma ha anche sottolineato la fiducia nel lavoro che Assopopolari, guidata dal presidente Bper Ettore Caselli, possa arrivare all’obiettivo di una revisione condivisa del decreto. In questo processo di confronto col governo, ha aggiunto Vandelli, «è importante sottolineare il ruolo fondamentale svolto dalle Popolari in questi anni a sostegno dell'economia italiana. E lo hanno svolto con questa struttura e con il voto capitario. Certi risultati sono stati raggiunti con la forma cooperativa quindi non si capiscono certi discorsi che ho sentito fare da molti in questi ultimi tempi. Noi stessi, con questa struttura e col voto capitario, abbiamo molti fondi nel capitale. Spero - ha concluso - che si possa trovare un bilanciamento tra l'idea del governo e la nostra, per mantenere alcune caratteristiche da public company delle Popolari».

Tra i possibili strumenti spunta anche «la presenza di fondazioni direttamente nel capitale di Bper, come già avviene con alcuni enti che hanno piccole quote e come si potrà valutare di fare anche per la fondazione Banco di Sardegna, a patto che siano rappresentate tutte le diverse anime del gruppo. È una categoria di soggetti che, insieme ad altri, potrebbe creare nuclei di stabilità nel corpo sociale». Possibile anche il ricorso allo strumento del patto di sindacato, «normalmente usato anche da altre banche per dare stabilità», ha concluso l’Ad.

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