CdC, approvato il passaggio alla Sirem
Le assemblee di soci e lavoratori hanno accettato concordato e trasferimento alla società reggiana
Si è svolta ieri l’assemblea dell’azienda di Modena Cdc - Cooperativa di Costruzioni. Un’assemblea strutturata in due fasi: prima quella che riguardava i soci e, a seguire, la parte riservata ai lavoratori. Cooperativa di Costruzioni ha deliberato in assemblea dei soci il piano proposto dal consiglio di amministrazione, presieduto da Ivano Malaguti, che prevede il concordato preventivo e il passaggio alla newco Sirem srl. Nei prossimi giorni verrà quindi presentata al Tribunale di Modena la domanda per ammettere l’azienda al concordato. I soci hanno approvato anche l'affitto del ramo di azienda a Sirem, che è una società della reggiana Sicrea Group. L'affitto avrà una durata di 36 mesi con successiva opzione all'acquisto irrevocabile.
All’assemblea dei lavoratori unitaria hanno partecipato Marcello Beccati di Cgil, Marco Suffritti di Cisl e Bruno Solmi di Uil. «Da parte nostra c’è un cauto ottimismo – ha spiegato Beccati – La newco partirà da zero ma lavorerà in continuità e ha messo in garanzia la prosecuzione dell’attività. Questo è rassicurante soprattutto per i tanti cantieri della Bassa. Le maestranze passeranno tutte alla nuova azienda: si tratta del futuro di 284 lavoratori. Dopo rimangono due grossi punti interrogativi che anche in assemblea hanno destato forti perplessità. Primo, il basso numero di lavoratori che saranno collocati subito al lavoro: tra impiegati e operai dai 60 agli 80, nel primo periodo. Tutti gli altri saranno in cassa integrazione straordinaria per due anni. La seconda parte attiene alla condizione che la nuova dirigenza ha imposto per condurre in porto l’affitto di azienda. Ovvero la rinuncia dei singoli lavoratori non alla contrattazione collettiva che viene salvaguardata: si parla dei super minimi dati ai singoli lavoratori. Riguarda la contrattazione singola che ogni lavoratore aveva portato a casa per anzianità o disponibilità a maggiore flessibilità, ad esempio. È bene che l’azienda abbia espresso il mantenimento del contratto collettivo nazionale e l’integrativo provinciale, la contrattazione di secondo livello fatta all’interno della provincia di Modena. Poi c’è una consistente fetta di investimenti sulla formazione per rendere i lavoratori papabili non solo per la collocazione interna, ma anche esterna sul mercato».
Serena Arbizzi
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