«Comunità divisa ma sempre cristiani»
«Ogni domenica leggiamo la preghiera, la stessa in tutte le chiese che fanno capo al Patriarcato di Mosca, in cui preghiamo per l’intercessione di Dio, affinchè cessi la guerra fratricida». Questo il...
«Ogni domenica leggiamo la preghiera, la stessa in tutte le chiese che fanno capo al Patriarcato di Mosca, in cui preghiamo per l’intercessione di Dio, affinchè cessi la guerra fratricida». Questo il primo ricordo del pope Giorgio Arletti, modenese, storico leader della comunità ortodossa sotto la Ghirlandina che è cresciuta e si è arricchita di due nuove chiese che fanno capo ai fedeli moldavi e a quelli rumeni. Negli anni ha registrato conversioni e allontanamenti, ruggini interconfessionali e speranze, ma mai come questa volta c’è una spaccatura così netta, anche all’interno di quella che una volta era la stessa nazione. «Lo ammetto, ogni tanto arrivano anche minacce - sospira il pope - ma l’importante è andare avanti. Raccogliamo materiale da mandare in Ucraina alle parrocchie più povere che ogni giorno assistono persone a cui non è rimasto più nulla. Ed è così per entrambe le parti in lotta. Spero vivamente che riusciremo a fare la preghiera interconfessionale nel pomeriggio di Pasqua. Sarà la prova di una rinnovata volontà di convivenza pacfica, dopo la guerra è tutto da ricostruire. Speriamo di dare l’esempio: un solo popolo e due confessioni cristiane». L’appuntamento dovrebbe essere - il condizionale è d’obbligo - presso la chiesa di S. Giovanni Battista in piazza Matteotti. A dare una robusta mano a tutta l’operazione è Marco Coltellacci, già dirigente della Caritas e oggi uomo di punta dell’ecumenismo e del dialogo tra le religioni nella nostra diocesi. È lui ad esempio che tiene i contatti con Padre Taras, storica guida della Comunità Greco-Cattolica di Modena, che raggruppa gli ucraini fedeli a Roma. (s.c.)
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