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«Estradatelo in Brasile» Pizzolato torna a S. Anna

«Estradatelo in Brasile» Pizzolato torna a S. Anna

La Cassazione: il banchiere sia fatto tornare nel suo Paese e lì sconti la pena Ieri mattina si è costituito a Maranello e dopo 4 mesi di libertà è tornato in cella

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Ha assaporato la libertà per quattro mesi riuscendo anche a trovare la luce divina, come ha raccontato in un momento di fervore religioso. Ma ieri si è presentato ancora una volta alla caserma dei carabinieri di Maranello, il Comune di residenza del nipote, un ingegnere della Ferrari, e si è costituito. Così per lui si sono riaperti i portoni di Sant’Anna e anche la porta di una cella. In attesa di andare in ben altre prigioni, quelle brasiliane, dove la vita vale poco o niente e ogni carcerato è in balia del violento di turno ben più che in Italia. Finisce così un altro capitolo dell’avventurosa storia di Henrique Pizzolato, sindacalista-banchiere al centro dello “scandalo Mensolao”, il più grande caso di ruberie e corruzione in Brasile.

L’altra sera la Cassazione h stabilito che «sussistono» tutte le condizioni per dare il via libera all'estradizione» dell'ex direttore del Banco do Brasil Pizzolato richiesta dal governo del Brasile. Una sentenza che ribalta quella emessa solo a fine ottobre dalla Corte d’appello di Bologna che lo riconosceva cittadino italiano e quindi lo liberava.

Pizzolato era fuggito in Italia dopo essere stato condannato a 12 anni e 7 mesi di carcere, in Brasile, nell'inchiesta “Mensalao”, la Tangentopoli brasiliana. La sua condanna è definitiva. Dopo essere scappato dal Paese sudamericano con passaporto falso e un malloppo (fatto questo mai provato), Pizzolato era riuscito ad arrivare in Italia dopo alcuni giri in Europa. Prima tappa in Liguria A Porto Venere aveva provato ad affittare una villetta incappando però nel primo controllo che aveva evidenziato anomalie nelle sue generalità. Poi aveva trovato riparo a Maranello, ospite del nipote. Lì è rimasto fino all’arresto la scorsa primavera: i carabinieri gli hanno teso una piccola trappola staccandogli la luce e costringendolo a uscire di casa per attivare il contatore e così era finito in manette.

Poi lo scorso giugno, era stato rimesso in libertà dalle autorità italiane. La Corte d'appello di Bologna aveva decretato che non sussistevano le condizioni per estradarlo in Brasile con ordinanza emessa lo scorso 28 ottobre.

In particolare, Pizzolato ha ricevuto la condanna definitiva per un giro di tangenti con le quali sarebbe stata finanziata l'opposizione al presidente Lula. Anche la procura generale della Suprema corte aveva chiesto di annullare il 'nò all'estradizione e di accogliere la richiesta del governo brasiliano che vuole che Pizzolato sconti la sua pena in un carcere del Brasile. Il suo difensore, l’avvocato Alessandro Sivelli, ha invece detto che Pizzolato è pronto ad affrontare un nuovo processo e a scontare un’eventuale pena in Italia.

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