Ucraina, si prega in città per i caduti dei due fronti
Tra i fedeli ortodossi di Modena ci sono sostenitori di entrambe le fazioni in lotta L’angoscia per i parenti in guerra, spesso gli amici si ritrovano nei combattimenti
Lumini e fiori, lacrime di gioia o di dolore si mescolano in queste ore tra lo comunità ucraina modenese per l’annuncio della tregua nella guerra che oppone Kiev a Mosca.
Funzionerà il difficile “cessate il fuoco” che dovrebbe scattare tra due giorni? Verrà rispettato il blocco di bombardamenti, l’avanzare di carri armati e batterie missilistiche ora che c’è un accordo garantito da Ue oltre che dai leader delle due parti belligeranti? Le ore, per le badanti e i muratori arrivati nella nostra provincia tra telefonate via Skype a costo zero con i parenti rimasti in patria e i contatti sul web, foto e messaggi rilanciati da migliaia di diari elettronici.
«Lì c’è una guerra civile, la peggiore che ci possa essere - annuisce padre Giorgio Arletti, pope della Comunità Ortodossa che nella chiesetta di piazza Liberazione e nella vicina sala parrocchiale accoglie centinaia di fedeli ucraini - Da noi continuano a venire persone che appartengono, per cuore e sentimenti, a entrambe le fazioni in lotta. Qui c’è un terreno neutro, la religione è la stessa e noi evitiamo ogni minimo accenno a una delle due parti in lotta. Non dobbiamo schierarci se non per le ragioni dello stop alle armi. Noi a Modena, nel nostro piccolo, forse riusciremo per il giorno di Pasqua a realizzare una preghiera interconfessionale con gli ucraini che appartengono alla confessione greco-cattolica. Ci sono difficoltà, non lo nascondo, ma tante persone di buona volontà di entrambe le parti si stanno muovendo. Pregheremo per tutti i caduti senza distinzioni. E leggeremo poesie di poeti nazionali, di grandi della letteratura, per ricordare che al di là della politica ci deve un senso più profondo che collega le nostre radici al di sopra delle divisioni».
Sofia e Zoia Denyshuk sono madre e figlia, entrambe vengono da Rivne, paese a poca distanza da Leopoli, e a Modena lavorano rispettivamente come colf e in un’azienda tessile. «I combattimenti continuano ancora - dice Sofia - Mio figlio vive lì, qualche suo amico ha impugnato le armi, si è arruolato ed è in zona di guerra. Un altro di 24 anni è corso a combattere lasciando un figlio di due anni a casa. L’unica certezza che abbiamo è che in questi due giorni prima della fine, solo dichiarata, dei combattimenti ci saranno tanti altri civili che resteranno vittime. Perchè tutto questo? Perchè si continua a danneggiare quella terra che ha tanto sofferto?»
«Non riusciamo quasi a credere che nel 2015 un paese civile e pacifico com’era l’Ucraina possa essere caduto in una guerra spaventosa come quella che si sta combattendo. Le notizie che ci arrivano senza filtri sono tremende. Sino a venticinque anni fa eravamo tutti una stessa famiglia e oggi invece contiamo i mofrti e i mutilati».
Una signora ha confessato alle amiche: «Mio padre era un nazionalista ucraino ed è stato perseguitato sotto Stalin. Mio fratello è a Mosca, ha sposato una russa e vivono in armonia. Tante persone che conosciamo sono russe: come possiamo noi oggi essere costretti a schierarci con una sola parte in lotta quando abbiamo persone care da entrambe le parti?»
Saverio Cioce
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