Gazzetta di Modena

Modena

Francesco Guccini tra tempo e memoria spiegati ai giovani

di Alessandra P. De Luca
Francesco Guccini tra tempo e memoria spiegati ai giovani

Tutto esaurito al Liceo Muratori per il celebre cantautore: «Ho scelto di placare l’angoscia della finitezza con la poesia»

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Pezzi come “Incontro”, “Eskimo” o “Farewell”, solo per dirne alcuni tra i tanti, parlano il tempo e la memoria con quell'incircoscrivibile bellezza che solo la poesia di Guccini sa avere. Semplicemente, una perfetta corrispondenza con il reale e al contempo la sua sublimazione. Lo sanno bene tutti i ragazzi che hanno affollato l'aula magna del Liceo Muratori ieri per incontrare Francesco, mentre dialogava col professor Alberto Bertoni e con la professoressa Gabriella Fenocchio.

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Cantautore, certo, ma anche narratore: Alberto Bertoni, a sua volta poeta oltre che studioso e critico letterario, ripercorre l'arco compositivo di Guccini, dagli esordi come cronista per la Gazzetta di Modena, al trittico autobiografico di “Croniche Epafaniche”, “Vacca d'un cane” e “Cittanova Blues”, alla collaborazione col giallista bolognese Loriano Machiavelli, fino al Dizionario delle cose perdute. Come ci si rispecchia, Francesco, in queste sue maschere narratologiche? «Leggo molto, mi innamoro di uno stile e lo approfondisco, salto da una forma all'altra, a mio modo sono un camaleonte della scrittura, che amo molto e vivo con naturalezza: non ho mai avuto il terrore del foglio bianco», risponde con la sua ironia e il suo inconfondibile accento. Ma, il tempo e la memoria: questo il filo rosso della chiacchierata di ieri con un'Aula Magna gremita di persone e così tanti ventenni per cui «tutto è ancora intero». Gabriella Fenocchio arriva al punto, sottolineando che nelle canzoni di Guccini la parola “tempo” ricorre centoventun volte, la parola “ricordo” ottantaquattro, l'ultima alla fine di “L'ultima thule”, sigillo della sua opera cantautorale. «L'essere umano è l'unico animale che ha coscienza della propria finitezza - commenta Francesco, abissale dietro l'ironia - ci sono tanti modi per tentare di placare quest'angoscia, dalla fede, alla filosofia, alla poesia, la forma che ho scelto».

«Quanto al ricordo - continua - credo si tratti dell'unica dimensione che ci appartiene: il presente è sbriciolato nei secondi che perdiamo, il futuro non esiste ancora, e noi siamo quello che siamo stati, abbiamo quello». Di qui la nostalgia, le giornate che sono “perle di collane di tristezza” e il suo non sbottare in un “vacca, perché non ho più vent'anni?”. E lo dice lui, che negli anni Settanta strabuzzava gli occhi davanti a chi predicava la tabula rasa del passato. Cita il suo maestro Ezio Raimondi, parlando del suo amore per le parole, che lo ha reso quel poeta, quello scrittore, quel cantautore. Più semplicemente un uomo, con la u maiuscola.

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