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Lapam: «L’occupazione non aumenterà»

Munari commenta uno studio dell’associazione: «Gravi ritardi rispetto alla Ue, crescita a rischio»

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«Da qualche mese la parola spread è meno presente su giornali e media e quindi meno insidiosa per le nostre vite quotidiane. In realtà gli spread, le differenze tra noi e l'Europa ci sono e ci sono ancora e purtroppo persistono in alcuni ambiti strutturali, come il lavoro, chiaramente percepiti da famiglie e imprese e di cui solo ora si parla e si comincia a legiferare concretamente».

Lo sostiene il presidente generale Lapam Confartigianato, Erio Luigi Munari, a commento di una ricerca fornita dall'associazione. Nel corso del 2014, per fare un esempio, in Italia i disoccupati sono aumentati di 264.000 unità mentre nell'Unione Europea sono diminuiti di 546.000. Le vittime di questo disallineamento italiano sono soprattutto i giovani under 35, il cui tasso di occupazione è pari a 39,8%, ben 10,8 punti in meno rispetto al 2008, anno di inizio della crisi finanziaria ed economica; mentre in Germania lo stesso tasso di occupazione è del 64,9%.

«In questa prospettiva di ripresa economica senza occupazione – commenta Munari - l'artigianato in Italia, ma soprattutto a Modena (con 56.626 addetti, tra artigiani e dipendenti), rappresenta ancora una componente importante dell'occupazione nei diversi territori. Abbiamo sottolineato nel corso degli incontri organizzati dall'associazione, le novità introdotte dal Job Act, che vanno nella giusta direzione. Lo scenario comparativo dei dati elaborati dal nostro ufficio studi nazionale, ci dice, tuttavia, che il gap da colmare, ad esempio con i dati occupazionali della Germania, è molto elevato. Per potere valutare i provvedimenti contenuti nella legge, bisognerà aspettare i prossimi mesi. Auspichiamo che l'indirizzo dei decreti attuativi intervenga realmente a modificare il contratto di lavoro a tempo indeterminato, rendendolo più flessibile in uscita e più conveniente per effetto degli sgravi contributivi introdotti dalla legge di stabilità a partire dal 2015. Ribadiamo però che il problema vero rimane sempre la ripresa economica, le cui leve sono l'acceso al credito, la semplificazione burocratica e la riduzione del prelievo fiscale».

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