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Tari, se l’utente è defunto paga come non residente

La burocrazia colpisce ancora e aumenta la tassa rifiuti alle persone morte Michela ha perso il padre: «Ho chiesto lumi, mi hanno detto che è la regola»

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L'aldilà esiste e come l'aldiqua è regolato da una burocrazia ferrea. La conferma arriva come meno te l'aspetti: con la Tari, la tassa sullo smaltimento rifiuti, che devi pagare anche se hai trasferito la residenza nell'altro mondo. Anzi, devi pagare di più perché la vecchia abitazione su questo pianeta risulta, in sostanza, seconda casa.

Ci sarebbe da ridere se fosse una barzelletta, ma Michela non ha molti motivi per farlo. Perché il protagonista di questa storia è suo padre, morto il 4 dicembre scorso. «Mio papà - racconta la donna - abitava in una casa dell'Acer e, dopo aver sgomberato l'alloggio, il 5 febbraio abbiamo comunicato le disdette delle varie utenze. Ho ricevuto un foglio da Hera che chiede conferma di alcune dati in merito alla “cessazione della posizione contributiva Tari”. È un foglio da firmare e rispedire all’azienda. Quello che mi ha colpito è che dalla data del decesso al 5 febbraio, verrà applicata la tariffa per non residenti. Ma mio padre è sempre stato residente in quell'appartamento e ha sempre pagato le bolette e le tasse come residente».

La burocrazia, che come noto non è acuta, evidentemente prende per oro colato anche certe formule usate per rispetto. Se l'utente “ora abita nella Casa del Signore”, agli effetti del pagamento Tari equivale a un cambio di residenza. Quindi paga la tariffa più alta.

«Ho anche telefonato a Hera per chiedere delucidazioni - continua Michela - e mi è stato risposto che questo è il regolamento e non ci si può fare niente… Ma i regolamenti li fanno gli uomini e si possono cambiare. E non ne faccio una questione di soldi: la differenza da pagare, nel mio caso, non è grande. È che questa burocrazia entra nelle nostre case nei momenti più difficili… direi che è una questione di tatto, oltre che di logica». (g.g.)

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