Acqua e sperimentazione: l’Ausl vuole più sicurezza
Il direttore Vagnini: «Vogliamo essere certi che il prodotto utilizzato lo blocchi ma non provochi dei danni alla salute». Aimag: «Faremo quello che ci dicono»
Prima di avviare la sperimentazione nella rete idrica pubblica occorre essere sicuri che per riparare il danno provocato dall’amianto non si creino ulteriori problemi di salute negli individui che utilizzano la stessa acqua. Ecco, in sintesi, il motivo per cui la tanto annunciata sperimentazione che prevede l’introduzione del composto a base di fosfato monosodico alimentare e zinco che crea una sorta di rivestimento ai tubi che trasportano acqua pubblica per contrastare le fibre di amianto non è ancora stata avviata. Questo nonostante il Comune avesse annunciato, nel luglio scorso, l’avvio del trattamento entro la fine dell’agosto 2014. Un ritardo di parecchi mesi quello che si è verificato e che costituisce una vittoria per chi, da subito, come alcuni comitati, aveva sottolineato l’esigenza di prestare attenzione alla soluzione adottata, affinchè nel cercare di rimediare alla presenza dell’amianto, non si creassero, invece, ulteriori danni. Ed anche in consiglio comunale c’è chi si è domandato più volte il perché l’introduzione della sostanza che andrà a rivestire i tubi sia stata dilazionata nel tempo. «L’Asl ha fissato dei paletti – viene detto da Aimag, gestore dell’impianto con cui si realizza la sperimentazione – e noi faremo ciò che la stessa Asl ci indicherà. L’impianto a Fontana di Rubiera rimane sempre pronto». La conferma della necessità di guardare meglio dentro la sperimentazione, poi, viene espressa direttamente dall’Ausl. «La sperimentazione si farà, ma in sicurezza su tratti dell’acquedotto specifici– spiega Claudio Vagnini, direttore del distretto Ausl di Carpi – i tempi devono essere necessariamente ridiscussi fra tutti i soggetti coinvolti perché si possano garantire le maggiori condizioni di sicurezza possibili, un aspetto che abbiamo il compito di tutelare e sul quale si esprimerà il dipartimento di salute pubblica. Vogliamo essere certi, quindi, che il prodotto utilizzato blocchi sì la fuoriuscita dell’amianto ma, contemporaneamente, non faccia dei danni nei confronti dell’uomo. In questo caso ed in generale, i dubbi in chi si deve occupare di prevenire eventuali conseguenze ci sono e fisseremo tutti i paletti necessari per far sì che la sperimentazione si svolga in sicurezza. Questo implica che bisogni provarla e, ovviamente, servono i tempi e i modi giusti perché, soprattutto quando si parla di temi così delicati con la fretta non si va da nessuna parte». Le “rettifiche” alla sperimentazione riguardano anche le sostanze che verranno introdotte nell’acqua, ovvero il fosfato monosodico alimentare e zinco? «No, quelle non dovrebbero essere in discussione – conclude Vagnini – al riguardo, ribadisco, si esprimerà meglio però il dipartimento di salute pubblica».
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