Commissione antimafia: il Comune di Finale rischia lo scioglimento
Il prefetto ha aperto un’istruttoria per valutare gli elementi emersi dall'inchiesta. Vuole capire perché Bianchini lavorasse anche dopo l’esclusione dalla white list
Per “commissione d’accesso” si intende un gruppo formato da tre funzionari della pubblica amministrazione che svolge un’attività ispettiva (dura dai tre ai sei mesi). Al termine invia una relazione ai vertici istituzionali provinciali, agli investigatori e al ministero dell’Interno che eventualmente può proporre al presidente della Repubblica lo scoglimento del Comune. Se il Presidente emetterà il decreto di scioglimento, previa delibera del Consiglio dei ministri, il municipio sarà retto per i successivi 18-24 mesi da una commissione straordinaria.
Quella appena descritta è la strada che potrebbe intraprendere il prefetto Di Bari per Finale come ha ammesso alla commissione Antimafia. A chiedere lumi è stato il Movimento 5 Stelle dopo l’evidenza dei legami tra il tecnico dell’ufficio Lavori Pubblici, Giulio Gerrini e la Bianchini Costruzioni. E Di Bari ha confermato di aver aperto un’istruttoria per un eventuale “commissione d’accesso”, ammettendo anche che per il momento non ha deciso nulla.
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Ad incuriosire è soprattutto il cantiere di viale Della Rinascita dove la Bianchini venne vista lavorare anche dopo essere stata esclusa dalla white list. La ricostruzione agli atti dell’ordinanza del gip che dispone anche gli arresti di Augusto Bianchini e Giulio Gerrini viene affidata al consigliere della Lega Nord, Maurizio Boetti.
«Boetti - si legge nell’ordinanza - ha riferito che la Lami Costruzioni, per l’importo relativo al sub appalto affidato alla Bianchini, aveva richiesto che si procedesse ad una cessione del credito, in modo che il Comune liquidasse direttamente la Bianchini. La richiesta fu accolta e, previa emissione di fattura datata 12 giugno 2013, il 12 agosto la Ragioneria effettuò il pagamento. Boetti ha però riferito di aver rilevato incongruenze: in primo luogo, tra il 26 ed il 27 giugno, aveva constatato che le opere non erano terminate e che la Bianchini stava ancora operando nel cantiere nonostante l'esclusione dalla White List del 18 giugno. Gerrini rispose che si trattava di una normale procedura per consentire all’impresa di chiudere il cantiere, con ciò ammettendo per implicito che i lavori non fossero conclusi. Verso la fine di luglio, Boetti accertava che la situazione era però diversa: dopo l’esclusione la Lami aveva preteso la rescissione del contratto con la Bianchini, che il 15 luglio, aveva però risposto che i lavori erano terminati il 20 giugno e che, da lì a poco, avrebbe emesso la fattura, che invece risale al 12 giugno”.
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«A settembre 2013 - verbalizza Boetti - ho avuto modo di constatare come mezzi della Bianchini stessero continuando ad operare nel cantiere. Ho formulato un’interrogazione al sindaco con la quale richiedevo spiegazioni. La risposta è stata che la Bianchini era tornata in cantiere per sistemare alcuni lavori non eseguiti a regola d'arte. I lavori erano stati però pagati con la cessione del credito, con una palese violazione di Gerrini che non aveva evidentemente verificato la regolarità dell'esecuzione dei lavori, pur avendo dato parere positivo sulla conformità, necessaria per il pagamento». (fd)
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